Rassegna stampa
Dicono di Fabio Arrivas
Arrivas è avvocato e, come scrive Antòn Cecov (Tre anni) "la professione d’avvocato non gli dispiaceva, ma l’occupazione sua principale era considerata da lui non l’avvocatura, ma appunto questi romanzi. Gli sembrava d’esser dotato d’una delicata, artistica costituzione e si sentiva perpetuamente attratto verso l’arte…"
Dicono di Fabio Cerretani
"Fabio Cerretani è uno scrittore compatto, severo con se stesso, linguisticamente asciutto e misurato, strutturalmente classico, tanto che i supporti letterari citabili vanno da Bassani a Pirandello, con qualche spruzzata di Arpino, Cassola e Gogol...più che una promessa di cui nessuno si è accorto, è una bella certezza che invitiamo a scoprire senza ulteriori ritardi" (Sergio Pent)
Dicono di FARE LA DIFFERENZA
"L’esperienza dell’Intercategoriale donne Cgil Cisl Uil (1975-1986) ha espresso pratiche originali, capaci di svilupparsi dentro e fuori i luoghi di lavoro, di affrontare problemi legati al lavoro, produttivi, ma anche quelli legati alla sfera privata, riproduttivi, incidendo sia sulle pratiche sindacali, sia su enti e istituzioni di governo del territorio. Può fornirci indicazioni e strumenti oggi che nuove disparità sfidano la coesione sociale..." (Nicoletta Giorda)
Dicono di Franco Clivio
Franco Clivio, autore di volumi che ironizzano sul Ventennio fascista, ripercorre la storia della radio dall'Eiar alla Rai in "Accendi la tua radio per favor", un volume pieno di nostalgia per i tempi in cui Torino era il centro della vita radiofonica italiana. Sotto la Mole furono inventati "I quattro moschettieri" e presero corpo le leggendarie sfide tra Cinico Angelini e Pippo Barsizza, mentre il pubblico impazziva per commeddie e radio drammi e il regista Massimo Scaglione dirigeva Paolo Poli, Anna Bonasso e Ernesto Calindri.
Dicono di Franco Valobra
"Franco Valobra è una di quelle rare persone che, se non esistessero, bisognerebbe inventarle. Lo conosco da sempre, ma attenzione: non fate caso alla sua età, e leggetelo come se fosse un quarantenne, perché ha fatto un accordo con il diavolo, e si è fermato. A dire la verità, l’accordo lo aveva già fatto ai tempi della Resistenza, quando per la prima volta ci incontrammo, e fu protagonista di una vicenda avventurosa, salvandosi direi per miracolo, se non sapessi che non crede nei miracoli..." (Claudio Gorlier)
Dicono di GIACOBBE, UN FURBO CHE LA FECE FRANCA
Una lettura davvero non convenzionale della Bibbia, fatta con le lenti del giurista, alla ricerca delle stranezze giuridiche in essa contenute. L’Autore non è un biblista, ma un giurista che prende sul serio una “domanda fondamentale”: come conciliare un Dio Amore, Bontà, Bellezza e Verità, con il male che attanaglia l’uomo e il mondo in cui vive? Su tale sfondo, la figura biblica di Giacobbe, che a Nicola Palermo non sta simpatico…
Dicono di Gianfranco Madeddu
Gianfranco Madeddu, pittore, scultore e scrittore, vive e lavora in Piemonte. Ha pubblicato per la Edizioni Angolo Manzoni "Nel paese delle ultime cose" e "Il giardino degli addii", un libro che, come scrive Danilo Mainardi, è un "atto d’amore".
Dicono di Gianna Baltaro
L'Agatha Christie italiana è certamente Gianna Baltaro che, anno dopo anno, senza troppi clamori nelle cronache letterarie ma con tantissimi lettori appassionati, ha regalato ai suoi "amici" splendidi gialli. Tutti ambientati negli Anni Trenta, hanno come protagonista il commissario Andrea Martini e si svolgono a Torino e dintorni. Ma i suoi romanzi vengono apprezzati anche all'estero.
GIANNA BALTARO, Mentre scendeva il buio: Silvana Secinari, “Il SOLE – 24 ORE”, 15 maggio 2000 - La signora in giallo abita sotto la Mole. Adriana Pescivolo, “IL GIORNALE DEL PIEMONTE”, 16 gennaio 2001, Il commissario Martini nella Torino Anni Trenta. Giovanni Tesio, “LA STAMPA”, 19 gennaio 2001 – Misfatti fra i letterati. Sandra Origliasso, “TORINO SERA”, 2 febbraio 2001 – Un giallo…al buio. GIANNA BALTARO, Una certa sera d’inverno: Ketty Castro, “PIU’”, dicembre 2000 – recensione. GIANNA BALTARO, Segreti di famiglia: Sandra Origliasso, “TORINO SERA”, 12 gennaio 2002 – Giallo di famiglia con detective. E IN SEGUITO...
Dicono di Gianpietro Scalia
Davvero la vita, come scrive Shakespeare, non è altro che una storia narrata da un idiota, piena di rumore e di furia, ma che non significa nulla? Una storia, in questo caso una favola, anzi, una fiaba, con fate, marzapane e magie, ma nessun lieto fine: «vissero felici e contenti». Gianpietro Scalia, medico ospedaliero specializzato in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, deve saperlo, se davvero la vita non significa nulla. La prima volta che ho letto La Piazza Viaggiante dei Sogni e delle Illusioni ho pensato alla neve. Nulla di più immacolato della neve che cade, lievissima, soffice come lo zucchero filato. Nulla di più lercio della neve che diventa fango (ma non occorre essere buddisti per sapere che il loto, simbolo dell’Illuminazione, ha le radici proprio nel fango). Bianco, trasparente, opalescente, cangiante, grigio, grigiastro, forse nero, e… Il colore che viene messo all’ottavo posto in questa scala cromatica fornisce la risposta alla domanda iniziale. A molte esegesi si prestano i testi di Scalia: preferisco sottrarmi, e guardare la neve che cade.
Dicono di Gino Moretti
«Ci sono scrittori che potremmo definire “fuori quota”, come i giocatori cui è concesso aggregarsi a una squadra o partecipare a un torneo anche se non sono in possesso dei requisiti richiesti per regolamento… Nello stesso senso si possono aggiungere alla schiera degli scrittori col patentino di abilitazione certi outsider che nella vita hanno fatto, il più delle volte bene, tutt’altro che gli scrittori, anzi in genere misurandosi con la cultura tecnico-scientifica… Ciò che li spinge a scrivere è il fatto di scorgere, nella vita che gli è capitato di vivere, una eccentricità che vale la pena di essere raccontata…» (Alberto Papuzzi)
