Lettere a Mefistofele e... alla Gelmini
recensione
del 28-06-2009
di Renato Rizzoli, docente di letteratura inglese all'Università di Torino
Il romanzo di Diego Scarca ha per protagonista un docente universitario che viene definito nel titolo Mefistofele. Abbinare i docenti al ‘diavolo’ (ovvero alla feccia dell’umanità) è stato in questi mesi lo sport preferito dei mass media in Italia che hanno condotto una campagna sistematica di denigrazione verso i docenti universitari ‘fannulloni’ e Scarca, per così dire, ha anticipato i tempi, fiutando l’aria e dunque assumendo come protagonista, rigorosamente afasico, del suo romanzo epistolare il prototipo del docente universitario maschio, di mezza età, scapolo, con ‘un grande avvenire dietro le spalle’, che sembra proprio il genere di docente bersaglio delle attuali critiche. Ormai disilluso dalla sua professione, con l’ossessione per le sue studentesse fanciulle, con patetiche (a detta del suo editore) ambizioni letterarie, una situazione familiare e una salute eufemisticamente ‘compromesse’ (da buon intellettuale o ex intellettuale ‘maledetto’), così come appare anche la sua carriera dopo lo scandalo in università, il destinatario diviene l’antieroe virtuale di questo divertente e arguto romanzo in cui campeggiano ben tratteggiate tutte le varie figure dei mittenti delle missive, che di riflesso ci informano sulle loro storie di umanità varia. Tutti questi personaggi interagiscono con il ‘nostro’ in un bel gioco di specchi in cui viene fuori un ritratto di entrambi. E il lettore, ironicamente, scoprirà alla fine che loro forse sono ancora più vinti, disincantati e disillusi del nostro (e di se stesso), e non certo migliori. Nel giro di un anno di missive, corrispondono con il nostro ‘eroe’ la studentessa lesbica sessualmente liberata che gode nell’umiliare il ‘prof’ (Dora, rimando all’isterica di Freud?) ma che poi, al pari di una delle ‘signorine’ di Gozzano, confessa alla fine il suo amore ingenuo per lui (quasi quanto quello della nipote adolescente); un editore tutto preso nell’insegnare al nostro come si scrive un vero romanzo d’amore (con una nota sofisticata di finzione nella finzione), il collega di università pomposo e lecchino (che esprime però alla fine nella disgrazia una nota di umanità), l’amico d’infanzia, macellaio e gran mangiatore, a surrogare il calo di libido (la nota ‘bassa’, popolare), quello francese giramondo, viaggiatore romantico e depresso, che fugge dalla opprimente Europa in cerca di una meta imprecisata, e quello insegnante di scrittura creativa, conosciuto al tempo degli studi giovanili a Parigi, confinato sull’Appennino, che smania disperato per una sua allieva (tanto per cambiare) e poi, quando finalmente l’ha avuta, non ne vuole più sapere. E poi ancora i genitori che attraversano una situazione economica difficile e vorrebbero riappacificarsi con lui, la ex fidanzata assistente sociale che gli dà del narciso egoista e immaturo per via della sua schiavitù alla bottiglia, e infine una figura femminile misteriosa che lo perseguita a causa della figlia, il suo scheletro nell’armadio.
Scarca è abile nel tessere le fila di questa narrazione epistolare, difficile perché costruita per frammenti, e nel restituirci alla fine un senso compiuto della storia dove tutti i tasselli vanno al loro posto, dove tutte le storie sembrano concludersi, tutti i rapporti risolversi, al di fuori del destino di Mefistofele stesso, che ci lascia un punto interrogativo finale, un epilogo ‘aperto’ sulla sua sorte, che forse neanche i prossimi decreti Gelmini sull’università riusciranno a chiarire del tutto…
Libri correlati:
Autori correlati:
Collane correlate:
