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Il mitico Tazio nella novella grafica di D'Aponte e Formento

Nivola di fumetto

Il Giornale dell'Arte

del 10-07-2009
di ELIAH

Tre più tre fa sette. Ha la maschera tagliente, canta Dalla. Red Devil per i britannici o recisamente der Teufel (il diavolo) per i teutonici, Tazio Nuvolari, "Nivola' per noi italiani, ha lasciato un'impronta indelebile suol dirsi - nello sport e nella storia tout court. Unica nel suo genere, la graphic novel che l'artista torinese Marco D'Aponte, insieme a Pit Formento (sceneggiatore, autore dei testi), dedica al mitico pilota mantovano, ne dipana i lineamenti biografici attraverso la testimonianza della novantenne cugina Milada. Si sovrappongono ed intrecciano i "nudi e crudi" fatti della cronaca reale coi famosi aneddoti, che immancabilmente fioriscono intorno ad una autentica leggenda: l'incredibile spericolato sorpasso a fari spenti, ai danni di Achille Varzi, durante la tappa notturna di una celebre Mille Miglia, conclusasi vittoriosamente peril Nostro; la memorabile beffa del Nurburgring, nel '35, quando la rossa Alfa umiliò tutti i bolidi tedeschi, precedendo al traguardo le strapotenti "frecce d'argento" Mercedes-Benz e AutoUnion, vanto delle gerarchie naziste; poi le guide in condizioni esileme, la macchina semidistrutta all'arrivo della stremante Targa forio, o magari col volante staccato, sterzando con una chiave inglese, su curve affrontate in modo anti intuitivo, gridando da matto... Insomma, imprese da eroe, in un'epoca pionieristica, casi che un Button o un Hamilton non incoccerebbero nella Formula 1 di oggi, gli valsero una popolarità ineguagliata ai suoi tempi. Fu vera gloria? Sì. E pensare che aveva iniziato tardi. A ventott'anni nelle competizioni motociclistiche (con la Indian), a trentasette in quelle automobilistiche. Il tratto pulito ed essenziale dei disegni di D'Aponte (tra le molte opere da lui dipinte e/o pubblicate, citiamo solo l'illustrazione de La Valigia del Cantastorie, in collaborazione con Ceronetti, per La Stampa), l'uso oculato del colore, con funzione narrativa, in simbiosi con la stringata chiarezza di didascalie e dialoghi scritti da Formento, riassumono le vicende del Nuvolari "compagno del vento", ricordando la fiducia accordatagli da Vittorio Jano ed Enzo Ferrari alla Scuderia ALFA Romeo e in seguito dalla Casa dei quattro anelli (cioè la succitata squadra dell'Auto-Union, diretta da Ferdinand Porsche), quindi la nuova Cisitalia di Dusio, la stessa FIAT, eccetera. Dal fisico minuto, cagionevole, ma intrepido combattente in ogni gran premio, egli è assurto tra i massimi driver di sempre. Nato per le corse. Incidenti gravi, uno fra le fiamme, e tragedie familiari (la prematura morte di entrambi i figli, le sofferenze di due guerre), che lo colpirono profondamente, non ne piegarono lo "spirito indomito", gli forgiarono però il carattere al limite del fatalismo: un campione spesso sul filo del rasoio, in personale sfida al destino, quasi danse macabre su quattro ruote, in gara con la sorte anche al di là della bandiera a scacchi. Motori e dolori. Forse proprio la spilla portafortuna a foggia di tartarughina, dono di D'Annunzio ("all'uomo più veloce del mondo, l'animale più lento"), dalla quale scaramanticamente mai si separava, non gli consentì di lasciarci la pelle schiacciando l'acceleratore ai duecento all'ora su un circuito, com'avrebbe voluto, un'uscita di scena epica, in pista; nell'agosto 1953, appena quaranta mesi dopo aver appeso il casco al chiodo, l'ardimentoso Tazio si spense nel suo letto, vivo fino all'ultimo respiro.

 


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