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Questioni aperte


Borgo Librario

Confronto fra le vecchie e nuove identità di un territorio urbano torinese, oggi comunemente denominato Spina 3: quella storica di cittadella industriale, in cui le Ferriere Fiat, la Michelin, le Officine Savigliano e l


del 31-05-2009
di redazione

Confronto fra le vecchie e nuove identità di un territorio urbano torinese, oggi comunemente denominato Spina 3: quella storica di cittadella industriale, in cui le Ferriere Fiat, la Michelin, le Officine Savigliano e la Superga costituivano il fulcro della sua intelaiatura fordista; e quella contemporanea della ipotizzata nuova Torino, che è diventata uno degli assi principali del cosiddetto mutamento post-fordista della città verso una società di servizi e di nuova qualità urbana.
Il volume presenta i risultati di una ricerca realizzata dalla Fondazione Vera Nocentini nel biennio 2006-2008, grazie al contributo della Fondazione CRT nell’ambito del “Progetto Alfieri”, riguardante la storia e le recenti trasformazioni di una vasta area urbana di Torino, oggi comunemente denominata “Spina 3”, comprendente i quartieri Borgo Vittoria, Lucento e Madonna di Campagna, rappresentati oggi amministrativamente dalle Circoscrizioni 4 e 5.
La ricerca evidenzia una non facile saldatura tra le due identità di quest’area cittadina. Un salto che non riguarda solo l’organizzazione del territorio, ma anche il tessuto della società civile. Dunque una difficile transizione e un amalgama irrisolto, che ha fatto emergere assetti critici e questioni aperte sul ruolo, nel futuro della città, di questa porzione della nuova Torino”.
Si tratta anche di un tentativo di analizzare i modelli di società urbana che tale territorio, un tempo contraddistinto da una forte identità e presenza industriale, ha ospitato nel corso della sua storia; e delle relazioni che vorrebbe offrire oggi alle nuove residenzialità.
L’originaria popolazione operaia, che aveva sviluppato un diffuso senso di realtà comunitaria, con i suoi rapporti di vicinato e le variegate forme di solidarietà, si è contratta e cristallizzata nella sua terza età anagrafica, in gran parte soppiantata e sostituita da nuovi residenti legati principalmente all’attuale configurazione terziaria. Una domanda che la ricerca ha inteso porsi è: quanto della Torino operaia di un tempo, con le sue specifiche strutture industriali e il suo particolare reticolo sociale, può sopravvivere nella nuova cornice metropolitana?
Anna Badino ed Enrico Miletto, ricercatori con competenze storiche, hanno fatto largo uso di fonti archivistiche e orali nella ricerca storica a loro affidata, cercando di ricostruire e descrivere la realtà economica e sociale di quei luoghi, che attualmente appare sepolta sotto i processi di trasformazione urbana in atto negli ultimi decenni.
La ricerca è stata poi ampliata per individuare nella realtà contemporanea le nuove identità di quell’area urbana, attraversata da profonde trasformazioni strutturali, associando il lavoro di un architetto urbanista, Carlo Spinelli, che ha svolto un’indagine sui processi già realizzati o tuttora in corso. Spinelli, analizzando il presente degli spazi urbani presi in considerazione, si è avvalso della documentazione amministrativa e cartografica ufficiale dell’Ente Locale per la programmazione territoriale, arricchita con interviste a operatori e osservatori privilegiati, e con riflessioni sul ruolo di quel territorio nel futuro della città, come risulta altresì dall’ampio dibattito che si sta svolgendo intorno alla “Spina 3”. Infine, nella parte conclusiva, esperti e studiosi, come Cristina Bianchetti e Anna Todros, riflettono sulla Spina 3 quale possibile quartiere ma con le sue carenze di relazioni, socialità e coesione. Infatti l’amalgama difficile tra vecchie e nuove identità ha fatto emergere una serie di questioni critiche, come: l’assenza di una visione organica nella trasformazione di questa nuova Torino; la difficoltà di rapporti, dialogo e coesione fra gli abitanti; il distacco esistente tra istituzioni e popolazione.
Ai ricercatori sono stati affiancati due fotografi dotati di ampia esperienza e grande capacità di guardare la città che cambia: Bruna Biamino e Mauro Raffini, che a seguito di ispezioni sul campo svolte personalmente, e anche delle suggestioni emerse da un walkscape, inteso come forma del camminare per la conoscenza dei luoghi, che ha coinvolto tutto il gruppo di ricerca, hanno effettuato una campagna di documentazione fotografica, descritto nella loro relazione che costituisce la terza parte del testo, accompagnata da alcune riproduzioni del lavoro fotografico


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