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Addio a Gianna Baltaro, di Bruno Quaranta

...  era la Liala del giallo

LA STAMPA

del 24-01-2008
di Bruno Quaranta

Scomparsa a 81 anni la scrittrice che ha inventato il commissario Martini
Così dolce, così educatamente efferata, un angelo custode del piccolo mondo anti-co torinese. Una signora di biscuit, Gianna Baltaro, scomparsa ieri. Fedelissima con l’appuntamento annuale con i lettori, a Natale aveva suggellato la diciottesima inchiesta del commissario Martini, “Il mistero di Linda”. I suoi estimatori (sotto la Mole e non solo) non erano pochi. Le telefonavano, le scrivevano, la sollecitavano a tessere nuove trame. La morte l’ha colta mentre rivedeva un’avventura d’antan, apparsa nei Gialli Mondadori, “Delitti di prima classe”.
Era la Liala del giallo, Gianna Baltaro. Nel 1990 aveva modellato il suo randagio eroe, il commissario Martini, già capo della Mobile, un detective elegante, charmant, - quella ciocca di capelli bianchi, retaggio di una revolverata… Ciascuna storia una ricerca del tempo perduto, i favolosi Anni Trenta, una città meticolosamen-te ricostruita, di salotto in caffè, di viale in veletta. Un batuffolo d’ovatta ripieno di cimici, di veleni, di rancori, ma anche esemplare: la necessità primigenia di far bel-la figura, il decoro nei modi, negli abiti, la dissimulazione onesta, grano subalpino per eccellenza.
«Andrea Martini? Non ricalca alcun funzionario della Questura, di allora o di oggi. Anche se, facendo la “nera”, di poliziotti ne ho conosciuti parecchi» avvertiva Gianna Baltaro, porgendo il Calvados o il Punt e Mes all’ospite. Perché a lungo fu il giornalismo la sua vita. Nata a Torino nel 1926, a 40 anni, rimasta vedova, aveva bussato alla «Unità», accolta da Pier Giorgio Betti, l’allora capocronista. In segui-to, collaborando con «La Stampa», «Stampa Sera», «La Gazzetta del popolo», la Rai.
Lasciato il «mestieraccio», scoccherà l’ora della narrativa. Una passione coltivata nell'officina di corso Siccardi foderata in legno, alla parete un manifesto tardo li-berty che inneggiava al «Chervy, liqueur digestive», sul tavolo la macchina per scrivere. Al cospetto dei bouquinistes. Giorno dopo giorno accendendo al Commissario Martini le sigarette Africa, accompagnandolo - le pause fra un delitto e un inganno - nella tenuta vinicola di Diano d’Alba, offrendogli l’inimitabile pandoro di una pasticceria che fu, in piazza Statuto, benedicendone le avventure sentimentali…
Un verso di un poeta torinese s’intona soprattutto a Gianna Baltaro, alla sua esistenza in punta di piedi: «Vivremo altre vite, noi amanti di cortesie infinite».


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