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Il congedo di Gianna,  di Giovanni Tesio


L’ultimo romanzo della Baltaro?

TORINOSETTE

del 08-02-2008
di Giovanni Tesio

Gianna Baltaro se n’è andata. La signora Arsenico e vecchi merletti ha lasciato la sua casa che affacciava su corso Siccardi, ha lasciato il baruccio dove scendeva a consumare le sue pause e a prendere il suo caffè, ha cessato di scrivere a mano e a macchina i limpidi intrecci dei suoi gialli confidenziali e bicerìn,  in cui le atmosfe-re «d’antan» incrociavano le rotte dei suoi personaggi impastati d’ogni cosa, mise-ria e nobiltà, nefandezze e probità, giustizia e avidità.
Aveva ottantun anni. Una vita da cronista per l’«Unità», «La Gazzetta del popolo», «La Stampa». Una lunga traccia di lestofanti e di lingere, di ragionieri e portinaie, di faccendieri e assi ereditari, di osterie e di  «tabarin», di modiste e pedicure, di figli della colpa e madamine «double face». Una passione coltivata per le atmo-sfere di una Torino Anni Trenta, favolosamente immune dalla retorica fascista (il trenino per Rivoli,  i grembiuli di satin nero con i collettini di piquet bianco, le stagioni di una volta, le gargotte d’una malavita casereccia da romanzo d’appendice) che sapeva ogni volta integrare con qualche angolo di un Piemonte più o meno periferico, dal Lago Maggiore alla Val Pellice, da asti al Sestrière, da Acqui a Chera-sco, dai peperoni di Carmagnola alle tome della Val di Lanzo, dalle tinche di Poi-rino ai bolliti di Carrù.
La sua casa madre editoriale…era diventata la Edizioni Angolo Manzoni, che puntualmente sfornava il suo «Vient de paraître» o riproponeva …i titoli che si erano consumati per strada…
Aveva appena pubblicato «Il mistero di Linda», la diciottesima indagine della serie che aveva per protagonista la sua creatura più nota e più delineata, il commissario Andrea Martini, un uomo affascinante di molta umanità e non poco anticonformi-smo, che si divide tra Torino e Diano d’Alba, dove ama vestire i panni del genti-luomo di campagna coltivando il vino di un podere avuto in eredità da uno zio. Un’indagine che va da Gibuti a Torino, da Leumann all’Angrogna, da Baldissero a Luserna, da un’Associazione per delinquere al leggendario nelle miniere della regina di Saba, dal figlio disperso di una madre autorevole a tre fratelli invidiosi, dall’«istantanea di un delitto» (sì, proprio per citare Agatha Christie…) al filo di una storia che si dipana con la consueta e rassicurante leggibilità. Lieve come il salto che Gianna ha spiccato per volare da un’altra parte.
Giovanni Tesio


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