Bentornato, "Mungo"
Metallized
del 16-11-2009
di Fabio Petrella
Prendendo ad esempio l’esperienza del famosissimo Henry David Thoreau che visse per scelta ai confini della società nei boschi di Walden in Massachusetts, il musicista torinese ha abbandonato per alcuni mesi la città rifugiandosi tra le montagne. Da questo ritiro è nato Il Furore della Vita Insolente. L’artista ci propone un disco folk/rock dall’essenza introspettiva e mistica che lascia trapelare un bisogno spirituale di raccoglimento a contatto con la selvaggia natura. L’opera in questione, quasi totalmente acustica, è ricca di ballate folk-rock che non rifuggono da una componente pop. Le liriche e la musica tendono a ricreare l’atmosfera e le sensazioni dettate dalla vicinanza con un ambiente severo ma amico come quello montano, scevro dall’animosità della civiltà, dal quale si può trarre il giusto conforto per tentare di inquadrare la propria dimensione. Il Furore della Vita Insolente rispecchia a pieno l’esperienza vissuta da Mungo e riflette in undici tracce il silenzio e la quiete intrinseca di quei luoghi fatati che l’hanno accolto senza nulla chiedere. Nell’ascolto pare che l’affanno della vita moderna scivoli via dal corpo senza ostacoli, come una ninfea sulle placide acque di un lago.
Il mio consiglio principale è quello di avvicinarsi al disco con la dovuta mentalità, assorbendolo a piccole dosi, e senza forzature di sorta che potrebbero non rendergli giustizia. Marzio “Mungo” Bertotti torna a far parlare di sé con un’opera antitetica all’hardcore che stupisce per la sua emotività sincera e poetica. Bentornato.
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