UN "NOIR COLONIALE":
"Una donna di troppo" nell'Africa italiana
La Stampa
del 22-12-2009
di Lodovico Poletto
Parla un italiano antico, quasi aggraziato, di quelli che trovi nei
resoconti di cronaca dei giornali d'antan, Aldo Morosini, maggiore
dei Reali Carabinieri, di stanza nell'Africa coloniale italiana.
Parla una lingua che non c'è più, ma che incuriosisce e coinvolge,
questo ufficiale dell'Arma, alla sua seconda avventura nata dalla
penna del giornalista de La Stampa, Giorgio Ballano. Stavolta si
muove in un'Africa torrida, dove il caldo lo respiri e permea ogni
gesto, ogni frase, ogni accadimento di questa indagine. Un mistero
che rischia di far saltare l'operazione che poterà il corpo di
spedizione italiano all'invasione dell'Abissinia.
Non lascia nulla al caso, Ballario in questa sua seconda prova
d'autore («Una donna di troppo»).
Dietro ogni frase, ogni ricostruzione, ogni azione c'è un'attenta
ricerca storica, portata avanti con meticolosa pazienza. Non c'è
nulla – o quasi - d'inventato in questa Africa italiana, descritta
con leggerezza e senza nessun intento accademico. E poi c'è il
linguaggio: Morosini non poteva parlare che così, il maresciallo
Barbagallo, non poteva usare che quei termini, e quel periodare per
esprimersi, così come il generale Graziani. Se c'è un pregio che
stacca di gran lunga questo romanzo dal primo Morosini, è una ricerca
stilistica curata fino allo spasimo.
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