Il romanzo è anche e soprattutto un affresco e una denuncia della realtà crudele e spietata delle gang latinoamericane...
MANGIALIBRI
http://www.mangialibri.com/node/5478del 22-12-2009
di Irene Mazzali
Maricela, una giovane salvadoregna di 22 anni, viene trovata morta, assassinata nel suo appartamento torinese. Una morte misteriosa: non ci sono segni di scasso e non è stato nemmeno un tentativo di violenza. La giovane conduceva una vita apparentemente tranquilla, come molte altre ragazze immigrate in Italia: divideva l’appartamento con un’amica peruviana, lavorava come domestica presso una famiglia e mandava i soldi dello stipendio a suo figlio Felipe, rimasto a San Salvador. Durante l’autopsia emergono sul corpo della ragazza inquietanti tatuaggi, segno inequivocabile della sua appartenenza alla “Mara Salvatrucha”, una gang salvadoregna sanguinaria e vendicativa. Riccardo, volontario presso una ONG operante in uno dei quartieri più pericolosi di San Salvador e ritornato il giorno stesso dall’inferno latinoamericano, si suicida.
L’ispettore Lorenzo Sacco, incaricato dell’indagine sul caso di Maricela, non crede nelle coincidenze e decide di seguire le due piste contemporaneamente, con il supporto della sua collega Chiara. Mentre tra i due comincia a nascere un forte sentimento, l’ispettore entra nei meandri della burrascosa e tragica vita di Maricela, specchio di molte altre vite di ragazzi e ragazze latinoamericani appartententi alle famigerate gang: vite buttate tra violenza, droga e senza alcuna speranza per il futuro. Addentrandosi nel mistero della morte dei due ragazzi, Sacco deve fare i conti con i fantasmi del suo passato soprattutto con quello di suo figlio Luca, troppo diverso e distante da lui, assassinato prima che fosse possibile una riconciliazione. Spinto da un desiderio di riscatto quasi catartico, Sacco decide di ritornare alle origini del “male”, seguendo le tracce di Maricela a ritroso fino ad arrivare a San Salvador, dove tutto comincia e finisce...
Grazie a Maricela entriamo in un mondo per molti di noi sconosciuto: quello dell’immigrazione sudamericana, delle storie e sofferenze che si celano dietro la scelta di andarsene dal proprio paese e di vivere da eterni emarginati in una terra che non è e non sarà mai la tua. Il romanzo è anche e soprattutto un affresco e una denuncia della realtà crudele e spietata delle gang latinoamericane: il lettore non può non rimanere sconvolto dalla brutalità di uomini e donne trattati come bestie, che a loro volta fanno della vendetta e della violenza la loro ragione di vita. Maricela inizia come un romanzo giallo ma lo sviluppo del mistero viene trattato superficialmente e diventa mero pretesto per focalizzare tutta l’attenzione sulla vita incredibile della protagonista, sulla terribile situazione socio-politica a El Salvador e sulla realtà della malavita nel loro paese e all’estero...
...apprezzabile l’intenso sforzo di documentazione storica e sociale, volto a costruire un quadro il più verosimile possibile. Per le atmosfere truculente, l’ultima parte del romanzo ricorda “Tropa de Elite - Gli squadroni della morte”, crudo film ambientato in una favela brasiliana. Come in quella pellicola, anche in Maricela non c’è spazio per la speranza: il contesto sociale in cui vivono milioni di disperati è un incubo ineluttabile, una maledizione quasi congenita dalla quale non sembra - o non è - possibile liberarsi.
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