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Quel commissario nella macchina da scrivere...


Il Corriere dell’Arte


del 01-12-2009
di

Elio Rabbione



Ieri: “Erano quasi le 8 e il selciato appariva ancora lucido, dopo il passaggio dell’innafiatrice che provvedeva al lavaggio delle strade”.

Oggi: “Benché sapessero, che l’inserzione sarebbe comparsa sull’edizione domenicale de “LA STAMPA”, il leggerla stampata a chiare lettere, produsse un certo effetto”.

18 avventure del commissario Martini trascorrono tra questi 2 incipit, tra “Le nebbie del Gambero d’Oro” del ’90 e “Un marito per Jolanda” degli ultimi mesi del 2007. Un incipit, questo, ritrovato su un foglio infilato nella fedele macchina da scrivere, un incipit che è un saluto di Gianna Baltaro a quei lettori per cui sentiva un rispetto immenso, un’attenzione particolare. È l’inizio di un romanzo cui lei stessa avrebbe poco a poco dato forma, se una scomparsa improvvisa non l’avesse impedito. Un annuncio sul quotidiano torinese, una figlia cui trovare marito, il salotto buono e una nazione che sta scivolando dentro un conflitto sanguinoso, gli omicidi tra le vecchie case e le piazze del centro, un assassino da ricercare anche attraverso un sodalizio in cui per pochi attimi trova spazio l’operato del maggiore Morosini, che con Martini spartisce per unità di sentimenti parecchie zone e che sembra prolungarne il modo di agire attraverso la nuova penna di Giorgio Ballario. Qualcuno, dopo la scomparsa di Gianna, doveva proseguirne l’opera. Molti erano a reclamare quel commissario di cui da anni, a scadenza pressoché fissa, s’attendeva la nuova indagine. E proseguire era problema non da poco. Nella propria immediata, immaginata, facilità. Andava rispettato quello che qualcuno annota già come uno “stile baltariano”; occorreva (ricordo quando a me chiese con inusuale, precisissima ricerca notizie su di un paese della Val Pellice) rispettarlo “nella descrizione dei luoghi, nello spirito dei personaggi, nella cura del particolare storico”, soprattutto in quella cordiale semplicità che l’autrice metteva nello svolgimento dei fatti, nella scrittura piana che non era affatto facile, immediata, sbrigativa. Hanno vinto la scommessa Enzo Bartolone e Daniela Messi, gli editor di tutte le avventure di Martini e di Gianna, i compagni di un lungo viaggio, hanno colto il rispetto, la lunga frequentazione, la conoscenza fatta anche di incoraggianti discussioni, i consigli dati e ricevuti. La nuova avventura si snoda su binari già frequentati, si riassapora il gusto già apprezzato, si riscopre anche oggi, attraverso gli occhi altrui, lo spirito garbato della scrittrice torinese.


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