Un caleidoscopico, ironico romanzo epistolare…
recensione
del 16-01-2010
di Anna Maria De Luca
Un caleidoscopico, ironico romanzo epistolare, in cui sono mirabilmente incastonati lirici versi in prosa, peculiari riflessioni filosofiche, la miniatura di un inferno dantesco e il personale Averno esistenziale dell’autore.
Gli undici mittenti che si avvicendano lungo le centosettanta pagine del volume ci svelano l’identikit del destinatario delle missive, che è, di volta in volta, figlio, zio, professore universitario, scrittore, filosofo, “porceddu”, erotomane dalla sensibilità quasi femminile, alcolista, “voleur de feu” e malato sofferente.
Lettere a Mefistofele è un piacevolissimo, intrigante viaggio filosofico e intellettuale alla scoperta di un poliedrico anti-eroe (paladino del libero arbitrio e dell’eccesso), di un quasi-vinto che, tuttavia, combatte con una deliziosa autoironia, intrisa nel vetriolo, le proprie umanissime debolezze, regalandoci al contempo squisiti aforismi e toccanti pagine di poesia.
L’immagine prediletta su tutte è quella dello zio D., che mi figuro, al termine del romanzo, avventurarsi, con la complicità della nipote Isabella, in un poetico viaggio al centro della terra.
Libri correlati:
Autori correlati:
Collane correlate:
