Morire è un attimo...
recensione "vintage"
ll Mangialibri
http://www.mangialibri.com/node/6093
del 24-03-2010
di David Frati
Marzo 1935, porto di Massaua, Eritrea. Il piroscafo Genova, con a bordo la celebre compagnia di varietà di Pippo Lanzafame in procinto di intraprendere una tournée nell'Africa italiana, è molto atteso. E non solo perché si tratta di artisti famosi, o perché per una volta non sono convogli militari ad attraccare (e a confermare le voci ormai insistenti di un imminente attacco all'Abissinia): il 42enne maggiore dei carabinieri Aldo Morosini osserva con ansia le manovre di avvicinamento alla darsena da parte della nave con un'emozione tutta privata, perché sa che a bordo c'è Virginia Mariani. Vedette dello spettacolo "Avanti c'è posto", uno dei più lusinghieri successi della passata stagione teatrale italiana, donna bellissima ma soprattutto ex fiamma di Morosini, che con lei aveva vissuto un periodo di passione finito male a Firenze, una decina di anni prima. Tiratissimo nella sua uniforme impeccabile, il maggiore accoglie negli uffici doganali Lanzafame e la sua compagnia, e si presenta a Virginia, che lo saluta con sorpresa ma - pare a lui - anche con una buona dose di civetteria. La sera stessa i teatranti sono ospiti d'onore di un cocktail al Grande Albergo offerto dai notabili di Massaua: Aldo non se lo perderebbe per niente al mondo, ma i suoi piani di 'riagganciare' Virginia sono frustrati dall'andamento della serata - tutta all'insegna del chiacchiericcio più vacuo - e dalle preoccupazioni del commendator Goffredo Puricelli, uno degli imprenditori più ricchi della città e con amicizie altolocate nel Partito Fascista. Costui denuncia all'ufficiale dei Carabinieri di aver ricevuto una lettera anonima dal tono minaccioso che lo angustia molto, e prende appuntamento con Morosini per l'indomani per mostrargliela. Peccato che per Puricelli quel domani non verrà mai, perché la notte stessa viene decapitato da mani ignote: la sua testa infilzata sulla cancellata di una villa è per Aldo Morosini e per la sonnolenta Africa Italiana alla vigilia della guerra abissina l'inizio di un incubo di morte...
Il giallo del giornalista torinese Giorgio Ballario punta tutto sull'ambientazione, e fa bene. Non solo perché la parentesi coloniale italiana è oggetto di un processo di rimozione incredibile nell'immaginario collettivo del nostro Paese (gran parte della popolazione - soprattutto under 50 - a malapena sa che l'Italia ha occupato e gestito territori in Africa) e quindi potremmo quasi parlare di una sorta di impegno civile nel denunciare guasti, contraddizioni e oscuri segreti del colonialismo tricolore - per quanto con i limitati mezzi di un romanzo di genere, ma anche perché si tratta di territori narrativi pressoché inesplorati e molto, molto fascinosi. Intendiamoci, non che Ballario - qui al suo libro d'esordio - sia riescito a sfruttare appieno la magnifica opportunità che l'ambientazione scelta gli concedeva, eh. Ma comunque ha sfornato un romanzo avvincente, che in alcuni punti (il viaggio d'incubo lungo il lago Afrerà, la trasferta ad Asmara) riesce a restuirci l'atmosfera retrò degli anni '30 e la selvaggia e a volte letale bellezza dell'Eritrea, perché "...morire è un attimo. E con un po' di fortuna, non fa neppure troppo male".
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