Romanzo medievale o... modello augurale del nostro tempo?
Prefazione
del 01-03-2010
di Laura Mancinelli
Quando ho ricevuto in mano il corposo dattiloscritto di Piero Burzio e ne ho letto il titolo, mi sono detta: Ahi! Un altro romanzo medievale! Ma dopo le prime pagine ho dovuto ricredermi.
Mi ha catturato il tono ironico, dissacrante fino al grottesco con cui è trattato il re Filippo della Murgia, la libertà creativa di situazioni inverosimili, non so quanto rispettose della memoria storica, ma questo non è importante, ciò che conta è il divertimento e non manca mai. Sono arrivata fino in fondo senza un attimo di noia, senza saltare una pagina, senza scandalizzarmi di fronte a certe espressioni a cui indulge l’autore.
Ho apprezzato molto il ripetersi di concetti e informazioni cronologiche del linguaggio medievale e utilizzate con intenti satirici.
Ma soprattutto sono stata conquistata dal risvolto serio del romanzo di Burzio, in cui ho creduto di leggere la condanna dell’assurdità di certe guerre fatte solo per dimostrare la propria potenza bellica, senza nessun rispetto della giustizia e dei danni che ogni guerra produce e si possono sintetizzare con morte e miseria sia dei vinti che dei vincitori.
Posso sbagliare, ma ho letto in questo romanzo anche il modello augurale del nostro tempo...
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