Il primo giallo senza Gianna è una conferma: dimostra che l'amicizia e la scrittura rendono l'anima ed il ricordo immortali.
A SPASSO TRA I LIBRI
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del 13-05-2010
di Fali
Trama:
"Tutto ha inizio con un annuncio inconsueto pubblicato su 'La Stampa', che da l'avvio a una catena di eventi sempre più drammatici.
Tra i giardini ancora verdi in un ultimo scampolo d'estate, esponenti dell'alta borghesia torinese, musicisti e zingari, operai e nobili, innocenti antipatici e simpatici presunti colpevoli..."
Tutta la famiglia del Regio notaio Giovanni Govoni si trovava riunita in sala da pranzo per la colazione del mattino e la copia del quotidiano, recapitata come di consueto dal custode del palazzo, giaceva aperta su un divanetto, lasciando in bella vista il testo che appariva imbarazzante per la moglie del professionista... (dal retro di copertina)
La diciannovesima indagine del commissario Martini si apre così.
E' un nuovo corso per il commissario, una nuova vita su queste pagine color avorio che hanno un sapore di nostalgia, ma anche di conferme.
La nuova vita di Andrea Martini e la nostalgia sono legate da un elemento da cui, chi si appresta a leggere questo romanzo, non può prescindere: è il primo giallo senza Gianna. La Sua mano non ha diretto, con la solita maestria, l'indagine alla scoperta del colpevole; la Sua penna non ha disegnato, in un'ennesima opera d'arte, la Torino degli Anni '30.
Le conferme nascono dall'avere tra le mani, nonostante la Sua mancanza, un capolavoro.
I protagonisti cari agli amici-lettori di Gianna non mancano.
L'amico Andrea Martini, in questo romanzo figura avversa a più di un personaggio, il Capo della Mobile Ferrando e Teresa, presenza rassicurante nella vita del commissario.
C'è la belladonna, l'alta borghesia torinese, i salotti buoni, il popolo, il Regime; c'è la Torino dei ristoranti e dei teatri, dei palazzi liberty, dei Caffè e delle trattorie, delle vie Cernaia e Cibrario.
C'è la cara Torino degli Anni '30 (precisamente siamo alla fine del 1938).
Sullo sfondo sfilano le carrozzelle trainate da cavalli con il vetturino, il lustrascarpe, il Club Scherma Torino e la civettuola soubrette di teatro.
C'è la storia della città e dei suoi monumenti.
La Villa Sartirana, che deve il nome "Tesoriera" al suo fondatore, il tesoriere generale dei redditi del Duca di Savoia.
Il Faro della Vittoria, sul Colle della Maddalena, che con i suoi 18,5 m. è la terza statua più alta al mondo.
Il campanile di Santa Zita, la Mole dell'Antonelli e la Torre littoria: i tre edifici più alti del capoluogo piemontese.
Ci sono i riferimenti letterari.
D'Annunzio, compositore dell'epigrafe sul Faro della Vittoria.
De Amicis, che definì Torino "mecca antica".
Dante, lettura osteggiata dal Regime, a favore delle riviste fasciste.
Giuseppe Giacosa e la sua opera, 'Una partita a scacchi', galeotta pagina di una storia d'amore, come fu per Paolo e Francesca.
C'è la provincia: Busca (Val Maira) e Grinzane Cavour (le Langhe).
Ogni riga è una gradita conferma, fino a giungere ai cammei che non ti aspetti: la presenza di alcuni coprotagonisti d'eccezione.
Aldo Morosini si aggira fra le pagine, perfettamente a suo agio fuori dai confini africani.
Lei, le cui parole riecheggiano dolcemente nelle orecchie di chi le ha già sentite, genialmente nascosta come solo Alfred Hitchcock sapeva nascondere se stesso fra i fotogrammi dei suoi film.
Infine, il civico 28 di quella via, quel palazzo, quella portineria, quel corridoio, quei sei gradini, che hanno qualcosa di familiare!
Naturalmente, a coronamento di tutto ciò c'è la trama, magistralmente scritta, di un romanzo giallo che, unitamente alla pre e post-fazione, dimostra che l'amicizia e la scrittura rendano l'anima ed il ricordo immortali.
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