Fiorenza e il viaggio della memoria
IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
del 14-05-2010
di
Francesco Sorgiovanni
IL VIAGGIO come luogo di caos. Viaggio sud-nord e viceversa. Odissea, calvario, percorso, circolo vizioso, ritorno. E anche memoria. Sono questi i leitmotiv dell'ultimo romanzo di Giuseppe Fiorenza, Un viaggio lungo 35 anni 11 mesi 29 giorni ...
Fiorenza racconta e denuncia i mali di una terra...
La trama è il viaggio. Nel viaggio di ritorno ci sono tutte le traversie che i personaggi devono affrontare per tornare al loro paese... il viaggio così assume i caratteri di una esasperante e logorante catarsi diretta alla ricerca di se stessi. È "il viaggio-odissea di chi, in questo stivale, periodicamente torna al paese. Viaggio-calvario, metafora di ricerca delle proprie origini. Viaggio-percorso mentale di confronto con altri mondi. Viaggio-circolo vizioso, che inizia dove finisce. Stato ostile, che fa di tutto per cancellare le tue origini, treno ostile, che invece di riportarti a casa ti rammenta che la tua casa è ormai il mondo, con le sue bellezze e le sue brutture. Viaggio con il proprio privato, l’iniziazione con una ragazza anche lei immigrata, viaggio pubblico, con le rivolte dei viaggiatori e il rifiuto del masochismo meridionale. Viaggio-ritorno senza ritorno, perché nessun legame ti lega più alla terra e l’unico richiamo della tua provenienza culturale e sociale è ormai solo nella tua testa".
Un discorso che potrebbe svilupparsi all'infinito, come il viaggio di Ulisse, che "non può stare, non può mettere radici, non può darsi un riposo. Deve costantemente prendere congedo, deve conoscere il dolore della separazione, rompendo la quiete che provvisoriamente ha riconquistato, riaffidandosi al mare", così come Giuseppe Fiorenza si riaffida "ai treni del sole".
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