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del 01-07-2010
di

Patrizia Bellinelli

Sara Bauducco



Venerdì 16 aprile 2010, alla Biblioteca ” G. Avataneo” di Villastellone (TO)... le parole lasciano spazio alle immagini. E’ l’autore, attraverso il girato della serata, a raccontare direttamente la sua seconda “creatura”. Dopo la prima indagine narrata nel romanzo noir “Morire è un attimo”, Giorgio Ballario racconta la seconda inchiesta del maggiore Aldo Morosini, Una donna di troppo, intervistato da Sara B.

 

- D. Per te è più difficile e/o importante creare una buona ambientazione storica o una trama poliziesca coerente, in cui tutti i tasselli vadano al posto giusto?

 

 

-R.
In tutta sincerità trovo più difficile creare una trama poliziesca coerente e non banale, mentre invece mi viene molto più spontaneo descrivere lo scenario in cui avviene l'indagine e delineare le figure dei personaggi. Ma forse dipende dal fatto che, come lettore, ho sempre preferito i romanzi gialli “d’ambiente” a quelli più cerebrali, dove il meccanismo della trama è simile a un orologio svizzero. Per dirla in modo spiccio, mi diverte molto di più seguire i passi lenti di Maigret nei bistrot fumosi di Parigi piuttosto che le deduzioni logiche di Poirot circa un delitto avvenuto in una stanza chiusa...

 

- D. Rivelaci qualche segreto… Che procedimento utilizzi, quando crei? Ti affidi a una scaletta o procedi a ruota libera, lasciando che i personaggi ti conducano in piena libertà?

 

 

- R.
Non sono molto metodico e questo ogni tanto mi crea non poche difficoltà. Di solito mi viene in mente un'idea molto generica, un abbozzo di storia. Poi comincio a documentarmi un po', sui libri e su internet, e nel frattempo provo a immaginare un incipit del romanzo. Quando credo di averne trovato uno efficace, butto subito giù i primi capitoli. A quel punto lo svolgimento dell'indagine diventa un vero work in progress, nel senso che ho in mente “dove” andare a parare, ma non ancora “come”; e quindi la narrazione a volte procede un po' per tentativi. E alla fine anche l'idea originale subisce notevoli mutazioni in corso d'opera.

 

- D. Quali sono gli autori che ami leggere e quali sono stati (se ci sono stati) fonte di ispirazione per le tue storie?

 

 

- R.
Per restare nel campo del giallo-noir i miei autori preferiti sono innanzi tutto Simenon, sia nella versione Maigret che nei romanzi più cupi. Poi molti altri autori europei: Vazquez Montalbàn, Izzo, Mankell, Markaris, la Gimenez Bartlett. Fra gli americani mi piacciono Chandler, Connelly e Lansdale; fra gli italiani leggo alcuni contemporanei ma continuo a ritenere Scerbanenco quasi insuperabile. Al di fuori del noir, a parte molti classici italiani e stranieri, ultimamente sono molto attratto dal talento visionario di Valerio Evangelisti e dal suo ciclo fantasy dell’inquisitore Eymerich. Non saprei dire se qualcuno è stato fonte d’ispirazione; visto il loro livello mi piacerebbe, almeno a livello di scrittura…

 

-D. Uno spiraglio sui tuoi progetti futuri…

 

 

- R.
Ho già cominciato a scrivere il terzo romanzo della serie “coloniale” e questa volta a fantasia e documentazione storica aggiungerò un po’ di ricordi e sensazioni personali del recente viaggio in Eritrea. Poi sto lavorando a un nuovo personaggio, che almeno nelle intenzioni vorrebbe essere una specie di via di mezzo torinese fra il Nestor Burma di Leo Malet e il Pepe Carvalho di Vazquez Montalbàn. Ho già scritto un romanzo e mi appresto a finire il secondo: non ho ancora un editore e sto valutando alcune proposte.


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