Una donna di troppo per il Maggiore Morosini
TORINOSETTE
del 02-07-2010
di Giovanni Tesio
Dopo il romanzo d’esordio... ecco Giorgio Ballario tornare, presso l’editore torinese Edizioni Angolo Manzoni, con il suo secondo noir Una donna di troppo, titolo che è già una pista. Strane morti, strani casi, strane dinamiche, strani episodi, strani personaggi che si muovono o inquietanti o dolenti o anomali dentro un universo di sospetti, di reticenze, di ignavie, di frustrazioni.
Ancora l’Africa coloniale italiana. Ancora una storia ambientata tra Eritrea e Somalia, tra il caldo afoso di Massaua e quello meno afoso ma “forse ancor più umido e opprimente di Mogadiscio”. Ancora il Maggiore dei Carabinieri Aldo Morosini, il Maresciallo Eusebio Barbagallo che spicca per i suoi imperiosi “Bòja fàuss”, lo scium-basci (o maresciallo degli ascari) Tesfaghì che si distingue per la sua solerzia senza deviazioni: un trio chiamato questa volta a dipanare la matassa di alcuni misteriosi delitti forse legati tra loro da una sottile congiunzione di moventi.
Un fante siciliano trovato impiccato. Un capomanipolo del reparto mitraglieri rinvenuto morto su una spiaggia con la gola squarciata dal suo stesso coltello. Un ascaro impazzito che viene abbattuto dopo aver cercato di aggredire due commilitoni disarmati. Un volontario italoargentino ricoverato in ospedale per una grave forma di avvelenamento. Una suora strangolata. Una fanciulla negra impaurita.
Un groviglio complicato che cade dentro difficoltà ambientali, diffidenze di corpo, conflitti di competenze. E che tuttavia Morosini - senza perdersi di coraggio - finirà per risolvere bevendo carcadè, fumando Macedonia, leggendo pagine memorabili delle “Lettere a Lucilio” di Seneca, non disdegnando un’insidiosa conquista femminiera, un’altra respingendo, gustando il gusto e il giusto della tavola ma soprattutto cercando di menare le meningi senza mai dare l’impressione di infallibilità.
Tra noir e avventura, insieme con il passo costante di Morosini, a spiccare tra le comprimarie sono la silhouette pragmatica e schietta del generale Graziani, omone imponente dal “pesante accento ciociaro” e quella del melanconico e ispido La Rosa, capitano dei Carabinieri a Mogadiscio. Una storia dalle “troppe domande e poche risposte”, che vive nel mistero di paesaggi alieni, pieni di fascino e agguati.
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