"OSSERVATO SPECIALE": UNA DONNA DI TROPPO
In occasione del Salone del Libro “Le Fenestrelle” (che si svolge al Forte di Fenestrelle – TO) pubblichiamo notizie su un Osservato speciale che sarà uno dei protagonisti dell’incontro Salotto in giallo del 22 luglio c.m. Osservato in tutti i
Open AR. S.
www.openars.it
tramite: Storie di libri
del 09-07-2010
di Patrizia Bellinelli
L’appellativo di Osservati speciali per i nostri libri recensiti è stato
pensato anche per la particolarità delle recensioni che intendiamo
proporvi. Alcuni dei titoli, infatti, quelli che consentono uno spunto di
questo tipo, oltre che letti a fondo, pagina dopo pagina, andando al
di là dell’apparenza, vengono anche osservati. L’osservare è la
lettura delle immagini e per questo vogliamo far conoscere i libri
anche attraverso le istantanee che ci raccontano (NdR: GUARDARE SU www.openars.it).
In alcuni casi, come per il romanzo che abbiamo recensito oggi, ci
sarà una discrepanza tra l’epoca di cui si parla nel libro e quella
raccontata in alcune istantanee che abbiamo raccolto: il nostro
intento, però, è solo quello di dare un’idea, uno spunto curioso, non
solo dei fatti raccontati nei libri, dunque la trama, ma anche dei
paesaggi e dei luoghi in cui sono ambientati.
Il primo Osservato speciale a cui dedichiamo una galleria fotografica è proprio uno dei protagonisti del Salotto in giallo di Fenestrelle: Giorgio Ballario...
Nato a Torino nel 1964. Giornalista, appassionato di storia, ha lavorato per l’agenzia di stampa AGI, è stato corrispondente per diversi quotidiani nazionali e redattore del settimanale “Il Borghese”. Dal 1999 lavora a “La Stampa”, dove si è occupato di cronaca nera e giudiziaria.
Trama de “Una donna di troppo”:
1935. L’Italia cerca di imporsi fra le potenze per conquistare un “posto al sole”. Imminente la guerra con l’Abissinia, che ormai neppure l’intensa attività diplomatica può scongiurare. Ma in Somalia, dove il generale Graziani si accinge a lanciare l’offensiva dal fronte sud, alcune morti misteriose mettono a rischio l’avanzata delle truppe italiane. Si presumono operazioni di sabotaggio delle spie del Negus, ma si ipotizza anche l’azione di bande criminali. Dall’Eritrea viene inviato a investigare il maggiore Aldo Morosini. L’accoglie una città oppressa dall’afa dei monsoni, ostile, pervasa da intrighi e trame di potere. L’indagine entra fra le pieghe oscure dell’animo umano e della società coloniale, che dietro la facciata di perbenismo riproduce i vizi della madrepatria. Morosini incontrerà tanti ostacoli, pochi amici e molte donne. Compresa una di troppo.
Inizio subito con un’osservazione personale, che può servire (forse) per rendere le notizie sul romanzo un po' più obiettive (sembra un controsenso, ma così non è). Non sono un’appassionata di storia, soprattutto quando ad essere narrate sono vicende politiche, intrighi internazionali e tattiche di guerra. Nonostante questo, il romanzo di Giorgio Ballario, la cui protagonista è anche la storia degli Anni ‘30, è stato una piacevole scoperta. Una lettura intensa, che unisce magistralmente storia e noir e che insegna ad andare oltre l’apparenza dei contenuti: oltre la storia c’è molto altro. Siamo nella Somalia degli Anni ‘30 e a giungere in questa terra “informale e chiassosa“, a vivere quel lontano passato, fatto di conquiste coloniali, di tattiche militari e di ambienti ostili, è il maggiore Aldo Morosini.
Protagonista del primo romanzo di Giorgio Ballario, lo ritroviamo dall’Eritrea in terra somala, chiamato dal generale Rodolfo Graziani in persona ad investigare su alcuni morti sospette che stanno ostacolando l’avanzata della milizia dal fronte sud. Gli eventi storico-politici che vengono narrati, di cui Morosini è spettatore, sono reali e ricostruiti dalla scrittore attraverso le cronache contenute nel diario dello stesso generale Graziani, “Fronte sud”, edito da Mondadori nel 1938. Dunque, è la storia, prima ancora che i delitti, l’investigazione e tutti gli elementi del giallo, ad essere la protagonista di questo romanzo.
La narrazione storica, tuttavia, non è mai fine a se stessa, noiosa ricostruzione di fatti ed eventi, di date o di offensive militari, è lo scenario insolito, lo spunto originale da cui trae origine l’indagine poliziesca. Morosini, con nell’animo un pensiero per sua madre e la sorella Elena, lascia l’Eritrea e i suoi altopiani, gli amici del triumvirato, la cui nostalgia lo accompagna per l’intero romanzo e una misteriosa
ragazza triestina. La lettura delle Lettere a Lucilio di Seneca e la presenza dei suoi due collaboratori, il maresciallo Barbagallo, fiero piemontese, e lo scium-basci Tesfaghì, sottufficiale indigeno, sono il suo punto fermo. Degni di nota sono i dialoghi tra Morosini e Barbagallo, e le descrizioni esilaranti che di quest’ultimo fa il maggiore dei Reali Carabinieri.
Nella sua avventura somala lo accompagnano anche il dolce canto di una mamma indigena che addormenta il suo bambino e i bagliori dei falò davanti alle baracche del villaggio Scingani.Non mancano gli riferimenti alla storia popolare e musicale dell’epoca: Daniele Serra che canta Le carovane del Tigrai, l’orchestra di Pippo Barzizza, Parlami d’amore Mariù, la celebre canzone portata al successo da Vittorio De Sica, il cinematografo che proietta Casta diva, piuttosto che Il cappello a tre punte di De Filippo.
I riferimenti letterari che troviamo, oltre a Seneca e al diario di Graziani, sono a Bacchelli e al suo Mal d’Africa, così come a Georges Simenon, scrittore caro a Ballario.
Morosini si muove sulla scena fra odori e profumi, donne, garconierre sulla spiaggia, strane sostanze psicotrope, dune di sabbia e, non ultimo, il fascino che scaturisce dalla cultura locale e dai paesaggi: la cultura di cui è portatore il popolo e quella che esplode dai monumenti simboli di una terra, dal faro alla moschea, alla residenze del sultano, dal convento al forte.
Interessante è il racconto che viene fatto del Villaggio Duca degli Abruzzi, voluto da Luigi Amedeo d’Aosta, che lì è sepolto.
Tanti i sentimenti che scaturiscono da queste pagine: la nostalgia, l’inquietudine, il rispetto, l’integrità e la dignità dei militari, l’insoddisfazione ed un forte senso dell’amicizia, che darà a Morosini l’occasione di instaurare, in Somalia, un rapporto fraterno con uno dei personaggi.
In apertura… osserviamo… Un’immagine a parole: “La civetta era volata altrove e dalla finestra udivo soltanto il fruscìo della brezza marina tra le foglie del tamarindo.”
Dal romanzo: “In somalo, tigrino o italiano, il canto notturno di una madre è sempre uguale..." “Voi avete gli orologi e noi abbiamo il tempo. Voi lo misurate e noi lo viviamo...” “Forse non era l’Eritrea a trattenermi, ma l’Italia a respingermi...” “Si può servire la Patria anche facendo la guardia ad un bidone di benzina.”
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