IL MAL D'AFRICA DEL MAGGIORE MOROSINI
L'INTERVISTA/ Giorgio Ballario presenta oggi alla libreria Palmieri di Lecce “Una donna di troppo”, un noir ambientato a Mogadiscio nel 1935
Il Quotidiano di Lecce
del 06-07-2010
di Eraldo MARTUCCI
Un ufficiale dei “reali” carabinieri in servizio nelle nostre colonie dell’Africa orientale che tra un indagine e l’altra trova il tempo di leggere Seneca: è il maggiore Aldo Morosini, protagonista di “Una donna di troppo”, Edizioni Angolo Manzoni, secondo avvincente giallo dello scrittore e giornalista torinese Giorgio Ballario, oggi a Lecce per presentare quest’ultimo suo lavoro. L’appuntamento è alle 19 presso la Libreria Palmieri.
Il libro - finalista nella sezione romanzo storico del Premio “Acqui Storia” - racconta il secondo caso di Morosini, già protagonista del primo sfolgorante romanzo di Ballario, “Morire è un attimo”, che ancora una volta insieme ai suoi fedeli compagni - il maresciallo Barbagallo ed il sottufficiale indigeno Tesfaghì - viene inviato a Mogadiscio per indagare su una serie misteriosa di morti. I luoghi sono quelli dell’Africa Orientale, i tempi sono quelli in cui una parte di Eritrea e Somalia erano nostre colonie, l’anno il 1935, alla vigilia dell’invasione in Etiopia con l’esercito di Rodolfo Graziani in procinto di scatenare l’offensiva dal “fronte sud”.
Domanda: Ballario, come è nato il suo interesse per la narrativa coloniale, topos solitamente poco frequentato dai nostri scrittori?
Risposta: E’ nato da una serie di valutazioni, sia personali che di carattere storico. Anch’io come tanti ho avuto dei parenti che per motivi diversi hanno avuto a che fare con l’Africa e con le colonie italiane. Da bambino ho sentito perciò molti racconti su queste terre lontane e mi è rimasto questo piccolo e affascinante “mal d’Africa”. Effettivamente è un periodo poco frequentato in Italia, innanzi tutto da un punto di vista storico. Ma soprattutto da quello della narrativa, a parte qualche romanzo pure recente come quello di Lucarelli, o come “Tempo di uccidere” di Flaiano che lo scrisse però pensando alle sue esperienze di guerra in Etiopia. Ho perciò pensato, volendo scrivere dei romanzi a sfondo giallo, che fosse originale ambientare un intreccio noir in quel contesto, una specie di Far West per l’Italia dell’epoca.
D. Un ambientazione davvero curata che diventa parte essenziale del romanzo...
R. Sicuramente. Credo infatti che se queste due storie fossero ambientate in Italia ed in epoca contemporanea probabilmente non sarebbero interessanti più di tanto. E proprio questa ambientazione è piaciuta molto.
D. In questa nuova avventura di Morosini un ruolo non secondario è riservato a un personaggio storico “pesante” come Rodolfo Graziani. Come mai questa scelta?
R. C’è effettivamente questo personaggio reale, anzi il romanzo nasce proprio dalla lettura di un libro di Graziani che ho trovato su una bancarella, “Fronte sud”, libro di memorie uscito nel ’38 dove il generale racconta la sua campagna d’Africa con molti aneddoti. Leggendolo ho pensato di inserire il personaggio storico nella fiction del romanzo, cercando di farlo interagire con il protagonista, facendo sempre attenzione alla verosimiglianza storica. Perciò tutto quello che scrivo di Graziani è in linea con quanto lui stesso ha raccontato.
D. Quali sono gli autori che legge di più e che possano essere stati fonte di ispirazione per le sue storie?
R. Sicuramente Simenon, che innanzitutto è uno degli autori che preferisco come lettore. Lo trovo in assoluto ancora attualissimo, perché oltre a descrivere i personaggi con tutte le virtù e le miserie dell’essere umano, descrive bene gli ambienti, perché per un buon romanzo giallo non basta la trama ma è necessaria, come ho già sottolineato, un’ambientazione convincente. Generalizzando forse in maniera eccessiva devo dire che non mi piacciono tanto quei gialli all’anglosassone, tipo Agatha Christie, dove magari tutto si svolge in una stanza con un lavoro solo di logica, quasi cerebrale. Preferisco perciò quei noir dove protagonisti non sono solo gli investigatori ma l’ambiente stesso, la città come la Parigi di Maigret.
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