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Un romanzo thriller ambientato a Torino


TORINOSERA

del 24-01-2002
di Sandra Origliasso

Il ritmo quotidiano può a volte apparire grigio e consunto. L'andirivieni dei rumori assordanti nel traffico, le occhiate finte di falsa tolleranza. Allora non rimane che chiudere gli occhi ed immaginare di stare su un auto, di notte con il piede sul freno, ma incapaci di fermare i giri. Tuttavia la corsa è destinata ad arrestarsi come un fermo-fotogramma, quando la luce dei fari incontra delle figure inconsuete, forse derivanti da un inconscio primordiale. È uno spunto oscuro quello da cui parte "Il cuore di Andrea", romanzo nato a seguito di un convegno tenuto a Torino sulle forze magiche e diaboliche, che per leggenda infesterebbero la città. Nell'aprire il libro sembra di ritrovarsi in un altro romanzo, nella fattispecie "Pulp" di Bukowski dove l'inconsistenza del vivere si identifica in uno scrittore ubriaco con il fare da detective. A questo punto, ci aspetteremmo di assistere ad una riflessione sulla vita come una nitida fotografia dell'era industriale. E invece niente di tutto questo è vero, l'unico protagonista del libro è il diavolo in tutte le sue manifestazioni pure e impure. Clementi è bravo nel fondere insieme leggenda e realtà, in uno stile rapido e incalzante. Infatti la lettura di questo libro può essere considerata molto vicina alla visione di uno spettacolo cinematografico.


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