Premessa di Luciano Tamburini
PREFAZIONE
del 26-09-2001
di Luciano Tamburini
L’opera apparve (per volere dell’editore) nel 1968 senza data e compie quindi, in questo primo anno del secolo, più di tre decenni. L’impresa fu per me molto laboriosa per contigui e non lievi impegni d’ufficio nonché per una disposizione degli Archivi di Stato assai meno propizia agli studiosi della odierna. La vastità del libro – pur limitato a Rinascimento e Barocco – comportava un cospicuo numero di pagine né in materia esisteva testo d’insieme che non fosse abbondantemente invecchiato, dalla Storia di Torino di Luigi Cibrario (1846) alla Torino sacra di G.I. Arneudo (1898). Fu quindi con grande scrupolo che mi accinsi alla ricerca, dopo aver letto tutto il pubblicato, raccolto poi in una Bibliografia lodata per la sua completezza. Seguii, nella mia indagine, il filo della storia e quello dei documenti, senza mirare tuttavia a scrivere esclusivamente “un libro storico-archivistico”. Pure apprezzando la competenza di alcuni specialisti, e valendomene, non sempre le loro deduzioni collimarono con le mie e fui ripagato, nel criterio usato, da non poche grate sorprese: restituire ad Antonio Bettino (coadiutore del Guarini per la Cappella della Sindone) la basilica Mauriziana, da gran tempo assegnata ai Lanfranchi. Di ricavare da un quadernetto ignoto, da me scoperto nella Biblioteca in cui prestavo servizio, notizie importantissime sulla chiesa dei Santi Martiri. O di rinvenire una documentazione preziosa su Santa Cristina, resasi più avanti utile per il restauro della stessa. E così via. Importante fu, inoltre, perlustrare gli archivi privati (salvo un paio di casi generosamente messi a disposizione) prima che impreviste circostanze rendessero inaccessibile il patrimonio conservato. L’opera raggiunse, alla pubblicazione, le 530 pagine e non avrebbe potuto in alcun modo, per ragioni economiche, superarle: donde necessità di evitare squilibri fra un edificio e l’altro e impossibilità di seguire fino in fondo tracce promettenti riguardanti dipinti, statue, arredo, lasciate però disponibili ad altri studiosi, che in qualche caso hanno proseguito egregiamente. Da allora l’iniziativa non è stata emulata (anche se nel frattempo è apparsa la grande Storia di Torino promossa dall’Accademia delle Scienze) e, sebbene vari (ma non troppi) scritti abbiano sviluppato certi punti, queste mie Chiese rimangono un testo referenziale ancora vivo. Mi fu chiesto spesso, nell’intervallo, di farne un’edizione rinnovata e confesso d’averlo anch’io desiderato. Ma poi gli anni han preso a trascorrere con vicende pubbliche spesso coinvolgenti le mie responsabilità civiche e soprattutto vi fu, un quinquennio dopo, una grande sventura familiare che mi indusse letteralmente a deporre la penna. Dopo, o in forza, di che mi dedicai alla letteratura (altra grande passione) finché non giunsero pensionamento e vecchiaia. Vivendo fuori Torino mi fu, allora, meno possibile che mai affrontare l’impegnativo periplo per archivi e biblioteche. Ho accolto perciò con grato animo l’offerta della Edizioni Angolo Manzoni di rimettere il volume in circolo in veste grafica impeccabile (e con un gruppo di documenti concernenti Santa Cristina). Chi avrà ancora bisogno “del Tamburini” (come l’ho udito amabilmente definire) potrà averlo in bella veste e senza le difficoltà di prima ...ad ognuno auguro che dal libro non resti deluso.
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