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Un libro già segnalato dalla Giuria del Premio Calvino 2001-2002


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del 11-01-2002
di Ketty Castro

Un libro di pregevole scrittura, di contenuto psicologico raffinato e di piacevole struttura, già segnalato dalla Giuria del Premio Calvino 2001-2002 per le sue indubbie qualità e l'uso particolare e armonico della lingua, che è sempre precisa e calibrata senza mai cadere in preziosismi. La figura di riferimento è un rappresentante della buona società ferrarese, Duccio Rèbora, ribattezzato "l'anarchico" per l'atteggiamento di contrasto verso quella stessa società a cui appartiene. "Da Duccio non ci si doveva attendere che arrivasse a far saltare in aria i potenti. Gli era sufficiente indisporli, provocarne le ire, mettere il granello di sabbia negl'ingranaggi". Se il comportamento verso l'ambiente è spesso dissacratore, irriverente e cinico, il rapporto invece che Duccio crea con il giovane calciatore Lovati, affidato alle sue cure di allenatore della squadra di calcio locale, è un legame serio, che ha le caratteristiche di quello intenso e forte tra padre e figlio. Il giovane troverà con l'allenatore una forma di affinità, che lo porterà a colloqui e partecipazione a certi aspetti della vita provinciale, come le cene nella campagna del Delta. Sono riunioni dove il ragazzo incontrerà anche un amore semplice e contadino.

Quando Duccio lascerà Ferrara per tornare a Milano, calciatore di una certa fama, l'amicizia si perde nel distacco ma il legame non s'interrompe veramente. Dopo trent'anni basterà una telefonata da Ferrara per far tornare il giovane, ormai maturo, nella vecchia casa patrizia e rivivere i ricordi...

Il libro...coglie l'aspetto indefinibile dei rapporti umani, in modo particolare quello tra padre e figlio. Ognuno, se vorrà, potrà darsi una risposta.


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