Orizzonti di sale
Paesaggi "industriali" sulle coste italiane
LA REPUBBLICA
del 01-08-2003
di l.biz.
È il lavoro di ricerca su un’archeologia industriale del tutto particolare, quello di Franca Chiono…Un’industria naturale che da millenni sfrutta i medesimi meccanismi, gli stessi rituali, per strappare il sale all’acqua marina. La fotografa torinese ha viaggiato dal 1997 tra le coste mediterranee, fermando sulla pellicola i mucchi bianchi che asciugano al sole, coni abbacinanti che sanno ancora di odori salmastri. «Orizzonti di sale», suggerisce il titolo della mostra realizzata dalla Fondazione Italiana per la Fotografia in collaborazione con InfoCamere – il bel catalogo di grande formato con l’introduzione di Marisa Vescovo è della Edizioni Angolo Manzoni – e aggiunge, a mo’ di sottotitolo, «Immagini ai confini tra acqua e cielo».
Archeologia industriale, si diceva, ma quella delle saline di Provenza, o di Cortiois a Sant’Antioco in Sardegna, Marsala e Trapani in Sicilia, Margherita di Savoia vicino a Foggia, è un’industria che è rimasta la stessa e lo rimarrà per chissà quanti millenni ancora, finché almeno qualcuno deciderà che il cloruro di sodio costa meno quand’è sintetizzato in laboratorio e i cristalli rimarranno allora lì, in vista del mare, spazzati via dal vento. Per il momento godiamoci queste passeggiate sulle coste della Chiono, «inseguendo il bagliore del sale che ne segna il paesaggio e rivela la nostra origine mediterranea».
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