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INTERNAZIONALE

del 02-07-2003

«L'inadeguatezza di quasi tutti gli strumenti di comunicazione cartacei (giornali, libri riviste, opuscoli, murales, manifesti, cartellonistica, ecc.) produce artificialmente almeno un 40% di disabili visivi, i quali se la società ponesse la doverosa cura nel curare questi strumenti, non sarebbero tagliati fuori dalle possibilità di comunicazione fornite dalla lettura».

Professor Maurizio Bellucci Sessa

INFATTI LEGGIAMO SU "INTERNAZIONALE":
Sfogliando l'ultimo numero di Creative Review salta all'occhio un articolo: è composto con un carattere tipografico più grande del solito, è suddiviso in paragrafi e ha una chiara distinzione tra testo e immagini. L'articolo è stato impaginato secondo le linee guida del Royal National Institute for the Blind, pensate per migliorare la leggibilità per chi ha problemi di vista. "Se credete che questo sia un problema circoscritto, dovreste pensare che più di un milione di persone in Gran Bretagna ha problemi di vista più o meno gravi. In futuro i designer dovranno confrontarsi più spesso con i problemi dei disabili: sono stati discriminati per decenni, pagano le tasse ma non possono usufruire degli stessi servizi pubblici. È giusto che le cose cambino". Ma è realistico immaginare dei progetti che abbiano un forte impatto visivo, siano accessibili alla maggior parte della popolazione e non costringano i designer ad abbandonare del tutto la loro vena creativa? Secondo Frank Peters, della Chartered Society of Designers, la domanda non si pone neppure: "Il nostro ruolo è migliorare la qualità della vita all'interno di una comunità attraverso la comunicazione. La forma segue lo scopo: un buon progetto incontra prima le esigenze del cliente, poi le scelte estetiche del designer".


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