Sonia Piloto di Castri e gli indios australi
ARTIFARA
del 05-01-2003
di Angelo Morino
...A Sonia interessano quegli individui che hanno preceduto quanti venivano dall’Europa e che, costretti a lasciare il posto ai nuovi venuti, hanno subito una vicenda di progressiva decimazione. Così, il vuoto aperto nel sud dell’Argentina – quello che attrae i viaggiatori armati di moleskine con tanto di copertina nera e di elastico – smette di essere uno specifico geografico e diviene prodotto di una ben precisa storia. Gli indios australi, allora, come ennesimo gruppo di etnie americane avviato verso la cancellazione o, se si vuole, come depositari di una memoria che è stata dapprima spinta verso l’oblio e poi, per l’appunto, negata.
...In apertura, vi è evocata la figura di Ceferino Namuncurá, di anni diciotto, morto a Roma l'11 maggio 1905, in seguito a tubercolosi. E’ una buona ombra tutelare quella del nipote del grande capo indio Calfucurá, divenuto seminarista e accompagnato in Italia dai padri salesiani, prima a Torino e poi nella capitale. In lui Sonia ha trovato una specie di emblema in cui chiudere il destino degli antichi abitanti delle pampas argentine. La tribù originaria era ormai stata dispersa e, undicenne, Ceferino era stato accolto in seminario, con la speranza che, una volta cresciuto e presi i voti, sarebbe tornato fra i suoi per diffondere la fede cristiana. Viene da pensare che, vivendo e scrivendo a Torino, Sonia abbia ricercato traccia di questa figura, brevemente passata per qualche collegio e per qualche luogo di culto della città. Ma, non trovandone, Sonia si sarà messa a scrivere La memoria negata anche con l’intenzione di porre rimedio a un’assenza di segni troppo sconfortante. Un po’ per ovviare a leggerezze assecondate da Chatwin e dai suoi seguaci, un po’ per conferire qualche rilievo alla sagoma labile di Ceferino Namuncurá. E’ così che, memore di certe proficue lezioni impartite negli anni settanta, Sonia ha fatto ritorno in Argentina e ha iniziato a scandire – una pagina dopo l’altra – un itinerario che va dalle Isole delle Spezie fino a Tarsis e Ophir, alla Città dei Cesari e al mare d’erba delle pampas. Ed è così che il suo libro ha preso forma, seguendo una linea che, questa volta, ha voluto privilegiare il tempo rispetto allo spazio, la storia rispetto alla geografia, gli uomini rispetto ai paesaggi. Il tutto propiziato da una commozione che, sebbene Sonia l’abbia controllata, rimane come un’ombra leggera posata sulle pagine di questa storia degli indios australi.
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