Con occhi diversi nella miniera
In un libro double face, i racconti «oscuri» di cinque scrittori e un viaggio alla scoperta del mondo sotterraneo del Torinese
TORINOSETTE
del 22-08-2003
di Giovanni Tesio
Un bel libro «double face» realizzato grazie al contributo della Provincia di Torino. Due diversi titoli per un libro solo: un titolo da una parte («Nel grembo del mondo») e uno dall’altra («Guida alle miniere della provincia di Torino»). Dalla parte del «grembo» cinque scrittori solidamente in carriera si raccontano dentro la notte oscura. Dall’altra parte (rivoltare il volume) una studiosa di storia del teatro, Patrizia Mattioda, dà molte notizie utili.
A fare gli onori di casa l’assessore alla Cultura della Provincia, Valter Giuliano, un regista come Renzo Sicco che con la compagnia Assemblea Teatro ha realizzato rappresentazioni eccezionali alla miniera Paola di Prali, e un uomo di infinite letture come Guido Davico Bonino che fa suggestivi riferimenti mitologici e bibliografici.
Non importa da quale delle due parti voglia cominciare il lettore. Dalla parte degli scrittori c’è Bruno Arpaia che discende in una miniera delle Asturie, c’è Massimo Carlotto che recupera una storia di fine Ottocento tra faide e conflitti ( una miniera di piombo e zinco del Cagliaritano, una comunità contrapposta, un ingegnere che si chiama Carlo Marx, due personaggi piemontesi che vengono dalla Valchiusella e da Lessolo), c’è Erri De Luca che legge la miniera come luogo sapienziale, c’è Laura Pariani che la elegge a luogo (siamo dentro il ‘600) di superstizione e anche di persecuzione, c’è Gabriele Romagnoli che la vede – in forma di sceneggiatura per un cortometraggio – come un luogo di sacrificio (partigiani).
Dall’altra parte è un andar per miniere di ferro, pirite, talco, magnetite a Brosso e Traversella (Val Chiusella), a Coazze (Val Sangone), a Rorà (Val Pellice), a Vrù di Cantoira (Valli di Lanzo), una discesa nelle viscere della montagna torinese frugata in tutti i suoi cantoni…
Un bel modo di recuperare il filo della memoria, la fatica di gesti, l’infinito simbolismo di un luogo che si presta a essere letto in mille modi…
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