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Iraq, la guerra silenziosa: immaginate una Torino devastata dalle bombe...


traspinet .

del 01-12-2001
di Sandra Origliasso

Immaginate una Torino devastata dalle bombe, imbruttita dagli edifici fatiscenti, con scuole inesistenti, dove vedere malati per le strade è la norma e otterrete una passerella dell’orrore. Un orrore a cui la città di Baghdad, ma potrebbe benissimo essere Kabul, è abituata da anni di dittatura. Nelle vie della città ogni giorno donne, uomini, bambini si muovono davanti all’immagine di un Saddam onnipresente e onnipotente. Tuttavia l’oppressione continua e coinvolge tutte le fasce sociali che guardano all’America. Ovvero all’occidente come ad un’isola felice, che riflette il suo profilo di ricchezza nel mito di Hollywood, nella musica jazz, nelle improbabili barbie- manichini esposte nelle vetrine dei negozi alla moda. Al polo opposto l’obbiettivo rimane puntato su una donna che tiene in braccio un bambino malato, scene di aborti, mercati di scambio illegali; gesti quotidiani di un’umanità senza speranza le cui figure sembrano confondersi in un ingorgo di colori e di situazioni tendenti al grigio. Dopo aver preso atto di questo dramma silenzioso, in seguito ad un viaggio in Iraq nel 1999, il fotografo spagnolo Pablo Balbontin Arenas ha deciso di usare la propria arte per denunciare i contrasti che concorrono a creare un fenomeno comune nella maggior parte dei paesi orientali: l’ossessione dell’occidente. Espressione che sembra più che mai appropriata per definire quel complesso rapporto di odio- amore- che emerge nell’opera fotografica. Il risultato di questo lungo lavoro di interpretazione è raccolto nel volume “I dannati- Iraq la guerra silenziosa”edito dalla Edizioni Angolo Manzoni. Alquanto significativo appare il fatto che un editore torinese, in tempi in cui la tensione internazionale nei confronti dell’Islam si fa sempre più elevata, abbia scommesso su un’iniziativa così densa di contenuti politici e sociali. Il volume, pubblicato grazie anche al contributo del Forum di Associazioni per la cultura, raccoglie gli scritti di Josè Ignacio Aguirre, Giovanna Calvenzi e Ornella Sangiovanni allo scopo di meglio integrare le immagini. Fotografie che, tuttavia, sembrano raccontarsi da sole e notevole appare la capacità dell’artista di colpire con la chiarezza dei contenuti. Un’opera, quindi, che non mancherà di colpire l’opinione pubblica. Pultroppo la diffusione sembra ingiustamente limitata, mentre sarebbe fondamentale renderla nota in un circuito di più ampia divulgazione. Sandra Origliasso


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