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Le bellissime foto di Pablo Balbontín


Prologo

del 09-01-2003
di José Esquina-Alcázar, segretario della Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura della FAO.

Le bellissime foto che Pablo Balbontín presenta in questo libro illustrano, meglio di un’enciclopedia zeppa di parole, la diversità genetica e la vita e i costumi degli agricoltori che la sviluppano, la custodiscono e la usano in sistemi agricoli tradizionali, attraverso tecniche locali e conoscenze secolari. Pablo ha scelto quattro coltivazioni: il frumento, il riso, il mais e la patata, che insieme rappresentano più del 50% dell’alimentazione calorica dell’umanità, e si è recato nelle zone dove ciascuna di queste coltivazioni è stata addomesticata e si è sviluppata attraverso i millenni e lì ha cercato paesi e villaggi generalmente difficili da raggiungere, perciò culturalmente “incontaminati”, in cui osservare e fotografare le tradizioni agricole locali. In quei luoghi ha dovuto guadagnarsi la fiducia dei contadini, condividendo la loro cultura, i loro costumi e i loro cibi prima di ottenere il permesso di fotografare le loro vite.

Desidero invitare il lettore a non limitarsi ad apprezzare la qualità tecnica e artistica delle foto e inoltre lo invito a notare il significato delle tradizioni e dei costumi agricoli millenari leggendo attraverso gli occhi dei bambini e degli adulti l’allegria, la sofferenza, e soprattutto l’umanità di questi contadini in posti dove l’equilibrio con la natura continua a essere la condizione sine qua non per la sopravvivenza. Un passo oltre dovrebbe indurlo ad apprezzare, attraverso le foto, le nostre radici contadine, un passato agricolo comune, e una sapienza rurale che ha permesso a tutti di arrivare fin qui; e a comprendere che i frutti di questa sapienza si cristallizzano nella diversità biologica agricola e nelle conoscenze tradizionali affini, di cui continuiamo ad aver bisogno oggi per continuare a vivere nel terzo millennio, per costruire un pianeta sostenibile e senza fame. Da ultimo, vorrei che queste foto aiutassero il lettore a riflettere sul fatto che le risorse genetiche e la biodiversità sono un tesoro ereditato dalle generazioni che ci hanno preceduto e che, come dice un proverbio africano, non ci appartengono, le abbiamo solo in prestito dai nostri figli.


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