Io sono un lettore che scrive
Caffè Letterario
del 10-07-2003
"Io sono un lettore che scrive".Così si definisce Fabio Cerretani che nelle foto si presenta dietro un paio di occhiali scuri, circondandosi di un alone di mistero. E' infatti un funzionario statale che si è avvicinato alla scrittura nel tempo libero. "Però" confida, "spero di diventare scrittore a tempo pieno, perché non credo nel dilettantismo". Ma dilettante certamente non lo è fin dalla sua opera prima: "Le ragazze del Delta"...
Con la sua opera prima, infatti, "Le ragazze del Delta" (Edizioni Angolo Manzoni), Fabio Cerretani è stato segnalato al Premio Italo Calvino 2001-2002. Nella foto, Cerretani si presenta dietro un paio di occhiali scuri. Un alone di mistero sembra avvolgere lo scrittore. Nei suoi romanzi, pur diversissimi, c’è sempre un alter ego, un doppio, che agisce in vece del (presunto) protagonista o al contrario lo imita: «Era come vedermi continuamente riflesso su una superficie deformata, che rendeva le mie azioni e i miei atteggiamenti grotteschi e innaturali…»
L'estremo limite dell'ossessione, per citare il sottotitolo del suo ultimo romanzo, Finis terrae, è una frontiera della psiche oppure un confine geografico?
Sono appassionato di letteratura, ma anche di viaggi, e al confine della terra ci sono stato davvero. Ho anche scattato delle bellissime fotografie…
Una citazione, allora…
«Ero arrivato. Davanti a me non c'era più terra da percorrere. Non in quella direzione, almeno».
Fabio Cerretani è funzionario statale e scrittore: un’attrazione fatale?
Ho cominciato a scrivere nel tempo libero, per combattere una sorta di frustrazione. Però spero di diventare scrittore a tempo pieno, perché non credo nel dilettantismo.
Duccio Rebora, protagonista de Le ragazze del Delta, sembra uscito da una cronaca di provincia, una provincia alla Bassani per intenderci, come ha scritto Mirella Appiotti. Nelle sue storie si ispira a vicende o a episodi reali?
No. Si tratta di pura invenzione. Così concepisco lo scrivere.
E lo scrittore Fabio Cerretani, come lo definirebbe?
Un lettore che scrive. Ho sempre letto moltissimo, soprattutto i classici del Novecento. Qualche nome? Dino Buzzati, Ennio Flaiano…
Del suo romanzo d’esordio Cesare De Marchi ha detto: “un buon romanzo, nettamente superiore alla media delle pubblicazioni dei (cosiddetti) grandi editori” Però lo ha detto dalla Germania, dove cura una rubrica radiofonica. Che cosa ne pensa?
Nemo propheta in patria… ma speriamo che questo detto non sia sempre vero.
Sito:
www.365giorni.fieralibro.net
