Un fotografo racconta le misere terre della biodiversità
Una mostra di immagini in bianco e nero trafugate tra le campagne più povere del mondo sconvolge gli schemi del dibattito sugli Ogm
EUROPA
del 16-10-2003
di Alberto Asero
Una bella sfida quella del fotoreporter Pablo Balbontín Arenas: catapultare sul casalingo dibattito intorno agli Ogm un bottino di riprese in bianco e nero del biodiverso trafugate tra le campagne più povere del mondo. Tra scienza e cultura, tra arte fotografica e reportage giornalistico, I custodi della biodiversità si insinua nella griglia consolidata di quel dibattito sconvolgendone gli schemi con perplessità sommerse: tutto in un viaggio attraverso i più grandi polmoni di biodiversità agricola del pianeta… Già, perché dietro alle immagini c’è un messaggio bioetica sotteso, tutto giocato sul cortocircuito immaginifico fra il tema “naturalistico” della biodiversità nel mondo e l’ancoraggio costante di questo alla diversità umana…
Perché tanto scalpore contro la modificazione genetica in agricoltura, che poi alla lunga non è altro che una forma degli interventi umani tesi al miglioramento delle caratteristiche dei coltivati? Pensavamo che il problema etico avesse fuoco nella capacità tecnologica di autocontrollo…
E invece no… è bastato che un drammaturgo del bianco e nero filtrasse assieme scienza, geografia e cultura, perché la tensione attorno alla biodiversità si colorasse di altre tinte: timore… di spossessamento della terra, di abbandono della vita agreste, di perdita di identità.
Come non accorgersi della debolezza antropologica dei nostri schemi?
Anche questa è tutela della biodiversità… ma di una biodiversità che sembra ancora doversi apprendere “cultura”.
Autori correlati:
Collane correlate:
