Letterature sommerse
PAGINA ZERO
del 29-10-2003
di Massimo Rondi
Esistono letterature sommerse che vivono come mondi sommersi. E in fondo l'aggettivo "sommerso" s'addice a Fabio Cerretani: le sue storie vivono quasi biblicamente sotto la superficie delle acque, nelle profondità dell' inconscio o della memoria. L'acqua è il fiume, il Delta liquido e struggente del primo romanzo, l'inedita fontana presa a prestito da Nostalghia, il baluginare ingannevole di uno specchio: «Era come vedermi continuamente riflesso su una superficie deformata, che rendeva le mie azioni e i miei atteggiamenti grotteschi e innaturali.» Cerretani è nato a Orvieto da genitori toscani e risiede a Prato. Dei toscani ha il carattere: brutto, dicono alcuni. Eppure nonostante questo caratteraccio, o forse proprio grazie a esso, possiede quella grande misura nello scrivere che potremmo definire pazienza: precisione lessicale, meticolosità sintattica e rigore, anche psicologico. Qualche esegeta l'ha ritenuta eccessiva, maniacale: quand'anche fosse, ben venga, in tempi di grande sciatteria. Ma in realtà maniacale non è, perché sempre funzionale alla struttura dei racconti. Il primo romanzo pubblicato, Le Ragazze del Delta (Edizioni Angolo Manzoni 2002), è stato segnalato dalla giuria del Premio Calvino 2001-2002 "per la resa molto originale del personaggio protagonista". Cerretani ha rivelato qui, come sottolineato da Michele Mari, membro della Giuria, le sue notevoli qualità di scrittore, che "sfrutta le potenzialità di alcune parole (parole evocative, parole mito, parole tema) nel senso musicale, ma senza cedere al manierismo". per nulla maniacale, dunque. In Finis terrae (Edizioni Angolo Manzoni 2003) Cerretani tratta con maestria l'argomento dello sdoppiamento della personalità. Un uomo che non si ama e quindi, rovesciando il detto evangelico, non può amare il suo prossimo e tanto meno il suo doppio. Anche ne Le Ragazze del Delta i padri non amano i figli. E i figli, o le figlie, non amano i padri. Penuria d'amore, quindi, che si esprime attraverso la lucida lama psicologica con cui l'autore seziona la psicologia dei suoi personaggi. Cerretani ha cominciato a scrivere nel tempo libero, per combattere una sorta di frustrazione, però si sente uno scrittore a tempo pieno, poiché non crede nel dilettantismo. Compito di chi scrive è inventare, dice. E leggere: infatti, definirebbe sé stesso un lettore che scrive. Oltre a scrivere, legge moltissimo, il Nostro, soprattutto i classici del Novecento, Dino Buzzati, Ennio Flaiano, ma anche la letteratura classica: le Lettere a Lucilio, il De Bello Gallico, le Metamorfosi sono sue letture consuete. Meriterebbe, a sua volta, di essere letto e proposto come modello di scrivere. Dove sono i critici? Non se ne hanno notizia. Forse perché Cerretani è stato pubblicato da un "piccolo editore" (che ha dato però prova di non piccolo coraggio)? Qualcuno gli ha augurato, infatti, di trovare un "grande" editore, per farsi conoscere ed emergere. "Excusatio non petita accusatio manifesta", potremmo concludere.
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