Vidua, gran viaggiatore
I suoi quadernetti dall’Egitto alla Nuova Guinea
LA REPUBBLICA
del 18-01-2004
di Tiziana Catenazzo
Carlo Vidua, conte di Conzano (1785-1830), era un signore dal profilo chiaro e delicato, dai modi gentili e con la passione per i viaggi, puntualmente intrapresi con bagaglio leggero e abbondanza di taccuini, astucci, inchiostri, carta filigranata, matite a punta secca e a punta più pastosa. All’inizio dell’ottocento lasciò le rassicuranti colline del Monferrato per dedicarsi a lunghe esplorazioni, recandosi in Egitto, Indonesia, Inghilterra, in Australia, fino a che in una di quelle lontane isole morì, per malattia. Sulla figura di questo affascinante viaggiatore piemontese, più conosciuto e studiato all’estero che non da noi, e al quale tanto deve il Museo egizio (fu lui che nel 1820, in visita all’amico Drovetti, rendendosi conto del valore della collezione, fece in modo che fosse acquistata dai Savoia), le ricerche e gli studi cominciano in questi anni a rifarsi, grazie soprattutto all’interesse dell’Assessorato alla Cultura di Casale e di un gruppo di studiosi (Andrea Testa, Robertino Ghiringhelli, Roberto Coaloa) che hanno dato vita al “Progetto Vidua”: …per salvaguardarne il patrimonio storico e letterario, iconografico, fino a poco tempo limitato ai rapporti che il “romantico atipico” intrattenne con personaggi illustri del suo tempo, come Cesare Balbo e il Presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson.
E mentre al Museo Civico si aspetta l’allestimento di una mostra, è stato edito dall’Angolo Manzoni, in due eleganti volumi (non poteva essere altrimenti), il lavoro di Marisa Viaggi Bonisoli, studiosa di storia piemontese, nel quale attentamente riporta gli appunti di viaggio del Conte, quelli degli inediti “quadernetti”…
Un lavoro avvincente, che finalmente ci avvicina alla vera “professione” del viaggio e, da qui, alla modernità di Vidua: «Poneva grande attenzione – spiega l’autrice – ai materiali destinati ai suoi manoscritti […] accenna all’esistenza di un inchiostro di Singapore, esprime la sua curiosità su quelli di Bordeaux, dichiara ottimo l’inchiostro del Dr. Person di Calcutta…»
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