Esperienze del noto: apparizioni della vita e delle stagioni
DANAE MAGAZINE
del 06-01-2003
di Giorgio Barberi Squarotti
La scrittura di Alberto Asero fissa, nell’essenzialità delle situazioni e delle immagini, apparizioni della vita e delle stagioni, della memoria e del cuore, con particolare icasticità ed efficacia: ma, subito, il discorso si inceppa, e allora si avverte il senso del pericolo che la durata sia fragile, perché al di là ci possono essere il silenzio, la dissoluzione, la sconfitta della visione e della passione. Per questo allo scatto della visione seguono la perplessità, l’ansia, il dubbio dell’essere. Penso a testi molto intensi e drammatici, come Ancora volti o A Germana o Presente o Era la sera o Ma il saggio approdo; e quest’ultimo componimento segna il trascorrere dell’evento dalla descrizione alla riflessione, dagli avvenimenti e dalle esperienze al giudizio, al tempo stesso doloroso e volto alla conquista della pur provvisoria saggezza dell’anima. C’è anche, allora, come punto supremo della rappresentazione poetica, la visione della verità del tempo, della creazione, della storia fra slancio e consapevolezza di rischio e di errore, di trionfo e di perdita: “forza / che l’individuo / costringe / bellezza esplode / divampa la gloria / la terra / l’anatomia ti apprese / e realistico valore / insinuando / mostrasti alla storia la storia”. Con il tanto di entusiasmo e il confronto e la meditazione, il discorso poetico di Asero mostra a questo punto la sua sicura autenticità: e già non è poco, nella giovinezza della ricerca.
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