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Né Oblio Né Perdono


365 GIORNI IN FIERA

del 22-02-2004
di Massimo Rondi

Pensieri e riflessioni in margine a un invito di Assemblea Teatro a Torino a incontrare Estela Carlotto, Fondatrice del movimento Asociación Abuelas de Plaza de Mayo, per parlare di Argentina, sull'onda di un libro scritto da suo nipote, Massimo Carlotto (nella foto), "Più di mille giovedì", la storia delle Madres di Plaza de Mayo pubblicato dalle Edizioni Angolo Manzoni:

C’è un po’ d’Argentina in tutti noi…

…in noi piemontesi, intendo, in noi italiani. Anche se, a ben guardare, che cosa hanno in comune questa penisola stretta, tre mari e due catene montuose, e la terra sterminata che possono delimitare solo oceani paurosi e montagne spaventosamente elevate? Nulla. Se non fosse che quando ero bambino… mia madre teneva un mazzo di foto in una scatola di cartone granata e io passavo ore a guardarle, il bisnonno alto e diritto con una lunga giacca scura, la nonna bambina come mai potevo immaginarla, i cugini, così si definivano quei parenti di cui si era smarrito il ricordo del reale grado di parentela. Cugini d’America, dell’altro mondo, proprio “altro”, se è vero (ma è vero?) che persino un ribelle come Garibaldi s’era alleato col generale Custer… Dell’altro mondo quel ragazzino mascherato da Pierrot sullo sfondo di un bosco di cartone? La ragazzina dal sorriso triste, vestita di cotonina a fiori e lo sguardo di timida fiducia? Quelle signore in tailleur bianco, grandi cappelli e calze sicuramente di seta? Già, un altro mondo, ma un mondo che si poteva concepire e, perché no, desiderare. Se non fosse che dalla scatola color granata sfuggiva sempre, fino in fondo ribelle, ribelle sì, l’immagine d’un personaggio inquietante, un uomo dai capelli grigi cespugliosi e dallo sguardo fiero, nudo fino alla cintola come un santone indù. Sempre la stessa domanda, «Chi è mamma?», e sempre la stessa risposta, perché ai bambini piace la rassicurante ciclicità delle fiabe: «Il fratello del bisnonno», e «Come si chiama?» «E chi lo sa più?». Già, il fratello del bisnonno. La pecora nera della famiglia, deplorata ma con affetto e un po’ d’orgoglio, persino. Quel disgraziato che aveva dato al bisnonno, ferroviere, un involto, e dentro c’era una bomba, e doveva passare il treno del Re. Anarchico sì, però ingenuo. Quello che era scappato in Argentina senza un soldo e per pagare il viaggio faceva il cameriere e non sopportava i malumori dei viaggiatori ricchi. Povero sì, però fiero. Ho riaperto quella scatola, quando ho visto l’invito di Assemblea Teatro a incontrare Estela e Massimo Carlotto, perché Massimo Carlotto ha scritto anche di una storia come questa in quel libro struggente che si intitola Le irregolari. Ho ritrovato Le irregolari in una bella edizione a grandi caratteri della Edizioni Angolo Manzoni, e altre fotografie ho scovato nel catalogo di questa editrice. I fotomontaggi di Lucila Quieto, che ricostruiscono un’Archeologia dell’assenza, o meglio, della desapareción. Poi l’immagine di uomo, così deformata da essere quasi irriconoscibile sulla copertina di Faremo l’America. Infine l’immagine delle madres, di una madre, in Più di mille giovedì… È opinione di qualche teologo che perdonare, quand’anche necessario, in fondo è atto d’orgoglio, perché Dio solo può in verità perdonare. Che cosa può fare, l’uomo, se non ricordare?


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