Le ragazze del Delta al Book Film Bridge
365 GIORNI IN FIERA
del 06-09-2004
di Massimo Rondi
Già il nome mi piace, Book Film Bridge, un Ponte tra il Libro e il Film. Per andare oltre, di ponti c’è sempre bisogno, e quando non fosse possibile almeno di guazzi (ben lo sanno gli indiani, i cui maestri giaina sono, appunto, “costruttori di guadi”).
Eppure tra Libro e Film costruire ponti o guadi è necessario, oppure è cosa talmente ovvia da essere superflua?
Forse no, se amabilmente Massimo Gramellini ha affermato che “stimolare il cervello a produrre immagini è il vero compito della parola scritta e orale perché solo la parola scritta e l’immagine evocata ma non vista riescono ad alimentare un muscolo fondamentale: quello della fantasia”.
Ha ragione Gramellini: chi pensa di conoscere un libro “perché ha visto il film” non ha idee chiare né corrette. Cinema, televisione e libro sembrano porsi in alternativa, per non dire in duello, gli uni all’altro.
Ma è possibile, allora, trarre un bel film da un bel libro, oppure il primo tarpa le ali al secondo, e quand’anche fosse possibile è sconveniente?
Alla Fiera del Libro 2004, ci ha provato Torino BFB, la prima edizione del mercato internazionale dei diritti. “Un’occasione unica nel suo genere per l’Italia e il sud dell’Europa, che ci auguriamo – dicono gli organizzatori - possa diventare un appuntamento fisso per tutti gli operatori professionali del mondo dell’editoria, del cinema, dell’audiovisivo e dei nuovi media”.
Qualcuno ha lamentato l’assenza di risultati concreti: ma un ponte è un invito ad attraversare il fiume, un aiuto, non un’ingiunzione.
Lunedì 10 maggio ero in sala ad ascoltare il progetto Le ragazze del Delta, dall’omonimo romanzo di Fabio Cerretani, scelto fra i dodici presentati dalla Edizioni Angolo Manzoni e gli oltre seicento di tutta la Fiera. Grande romanzo, a mio parere, che mette in scena con uno stile lucido e asciutto un gioco di rapporti filiali dall’imprevedibile epilogo. Tutto in flashback, tecnica nata cinematografica, che pare non sia più di moda, ma dalla grande suspense narrativa.
Non mi sono note le motivazioni della scelta da parte della commissione giudicatrice, ma certo il Delta, il delta del Po, è filmico oltre ogni scrivere, vuoi per tradizione vuoi per vocazione, e Ferrara, città gaudente, notturna e onirica, è cara agli artisti delle nove - ormai dieci – Muse.
Le ragazze del Delta, poi, ha un grande impatto visivo: dalla prima scena, dove il protagonista Duccio Rébora (biancovestito, in testa un largo cappello) riecheggia l’Orson Welles di “The Lady of Shanghai”, arrivando fino all’ultima in cui un gesto visto ribalta tutto pur senza cambiare nulla. Direi che in questo libro la parola scritta passa attraverso gli occhi, per arrivare al cuore.
Un bel romanzo-film che potrebbe diventare un bel film-romanzo. A patto che il regista non sia troppo maniacalmente fedele, perché, come avviene per le buone traduzioni, per trasmettere (tradere) occorre un po’ tradire (tradere). Così i traditori “tradivano”, consegnando i libri. John Ford ci ha trasmesso un racconto di Maupassant (in “Ombre rosse”), e Francis Ford Coppola il Cuore di tenebra di Conrad (in “Apocalypse now”): forse hanno un po’ tradito gli originali, ma ne han reso davvero immortale l’anima.
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