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Due romanzi di Fabio Cerretani

Una bella certezza che invitiamo a scoprire senza ulteriori ritardi

PROGETTO BABELE 10

del 05-01-2004
di (su gentile concessione di) Sergio Pent

L’ubiquità, in questi tempi editorialmente prolifici, non è accessorio per nessun lettore di professione. Tanti libri passano, qualcuno resta, alcuni sfuggono perché il tempo apre nuove stagioni. I due romanzi finora pubblicati in sordina da Fabio Cerretani… non li avevamo neppure sfiorati col pensiero. E se da un lato può ri-sultare facile giustificarsi con le classiche lacrime di coccodrillo, d’altro canto è indubbio che i romanzi di Cerretani meritano entrambi, nella loro diversità ispira-toria, le attenzioni di tutta la critica che di mestiere commenta, esalta, stronca e suggerisce... Cerretani è uno scrittore compatto, severo con se stesso, linguistica-mente asciutto e misurato, strutturalmente classico, tanto che i supporti letterari citabili vanno da Bassani a Pirandello, con qualche spruzzata di Arpino, Cassola e … Gogol. Non si può non apprezzare – non commuoversi, in tutta semplicità – nel percorrere le pagine limpide e un po’ demodé del primo romanzo, Le ragazze del Delta, se-gnalato – e ci pare davvero poco – dal “Calvino” 2001. La storia dell’ex calciatore in disarmo è di quelle che riconciliano col piacere di scorrere le pagine della vita come in un percorso di rimpianto per le occasioni mancate. Quasi famoso, solita-rio, ormai cinquantenne, il protagonista riceve l’invito di presentarsi all’ultraottantenne morente Duccio Rébora, allenatore trent’anni prima, della squa-dra di Ferrara in cui la ventenne promessa del calcio si fece le ossa. Duccio fu il padre sostitutivo di un altro padre – severo intellettuale di provincia – che l’io nar-rante non volle mai riconoscere come esempio. Fu, anche, il rustico battesimo alla vita, in una geografia pacata e nebbiosa in cui i benestanti buontemponi della città organizzavano scherzi, baccanali e orge mangerecce nei casolari del delta con tutte le giovani contadinotte disponibili. L’implume calciatore entrò allora nell’età adulta, con l’amore casuale per la gentile, ruspante Antea e con la fuga verso il successo lasciandosi alle spalle la ragazza incinta e la promessa di Duccio di risol-vere la situazione. In un incontro sommesso e maschio, tra i flashback di un pas-sato limpido di velleità non realizzate, affiora la consapevolezza di una sconfitta esistenziale, ma anche la presa di coscienza di una maturità mai affrontata, che si esprime nella figura della giovane Enrica, angelo severo al capezzale del vecchio dandy morente e ultima sorpresa - struggente e sfuggente – per il disilluso prota-gonista. Di tutta altra grana è il racconto sulfureo Finis terrae, dove l’anima russa dell’apologo surreale diventa il percorso di conoscenza – o di definitiva sconfitta, questo rimane volutamente ambiguo – per un protagonista, avvocato affermato e pieno di sé, che vede la sua vita devastata dalla presenza sorniona e oscena di un mimo di strada. Costui diventa l’anima nera delle giornate del professionista: lo deride, pubblicamente, lo pedina, lo perseguita ovunque fino al punto dell’estremo delirio. Dopo aver attraversato tutte le fasi del declino pubblico, preso per folle dalle numerose altolocate conoscenze, l’avvocato rimane solo col suo fantasma dalla faccia dipinta, fugge lontano, cerca la solitudine dell’estremo lembo di Nord, nel gelo della tundra, risolvendo – chissà – la sua ossessione col delitto, senza sal-varsi – ancora chissà – da se stesso, e da una rovina creata per sua stessa mano. Limpido e sarcastico, il racconto è la controparte letteraria del più popolare roman-zo d’esordio. Rimane comunque l’impressione di aver percorso due strade narrati-ve tra le più lineari e attente della recente produzione italiana, in quel terreno di simbiosi istintiva che ci fa chiudere un libro senza l’impulso subitaneo di passare oltre, di accantonare nella biblioteca casuale della memoria. In questa circostanza – e per motivi diversi – il ricordo resta, restano le emozioni. Cerretani, più che una promessa di cui nessuno si è accorto, è una bella certezza che invitiamo a scoprire senza ulteriori ritardi.


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