Intervista a Marzio Bertotti
rightinsight
del 23-11-2005
1. - Cosa ti resta, dal punto di vista dell'approccio alla vita, dell'esperienza Declino a quasi 20 dalla sua conclusione?
Intanto la capacità di circoscrivere un fatto, una lettura, un ascolto… al suo nocciolo senza farmi influenzare troppo dall'eventuale crosta di cui può essere rivestito. E' un percorso certamente riduttivo perché anche la complessità è importante e, spesso, necessaria, però nella valutazione più intima, solo la comprensione del nocciolo duro (l' hardcore …) conta.
In secondo luogo rimane l'attitudine a riciclare e riconvertire ogni stimolo, anche quelli potenzialmente negativi, in cose che, pur se sempre mie, sono condivisibili per chiunque. Quando suonavo con DECLINO molto spesso prendevo spunto, per i riff o per i testi, da idee e soluzioni sonore anche molto lontane dai “canoni” del punk HC propriamente detto. La sovversione totale di ogni legge e di ogni “canone” non implicava forse anche di quello punk?
2. - Come ti si è manifestata la vocazione alla scrittura?
Come tante cose della vita, l'inizio è stato abbastanza banale. Si era con mia moglie e un amico a bere e cazzeggiare. Io, come al solito, bevevo e parlavo e parlavo e bevevo… blah… blah… blah… siccome sono abbastanza prolisso (leggi spaccacazzo) i due mi hanno intimato di non rompere i coglioni e che se proprio avessi voluto continuare con le mie menate sarebbe stato meglio scriverci un libro… chissà che, magari, non ci avessi pure fatto qualche soldo… Un po' a mo di scommessa, un po' per risentimento, ho cominciato veramente a pensare ad una storia. Poi la cosa mi è piaciuta e l'ho cominciata a scrivere. In realtà molto del materiale che poi è finito nel romanzo faceva già parte delle chiacchiere di cui accennavo prima… però il plot , la trama, l'ho buttata giù strada facendo.
3. - E' stata difficile la ricerca di un editore interessato alla pubblicazione del tuo primo libro?
Nel mio caso, siccome si trattava di un noir , la ricerca di un possibile editore si riduceva in fondo a poche decine di indirizzi perché in Italia le case editrici che pubblicano noir sono veramente poche. Ho provato a mandare il dattiloscritto ad una quindicina di editori, tenendomi i restanti nomi per una seconda spedizione nel caso di rifiuto di tutti i primi. Devo dire che quasi tutti mi hanno risposto (i tempi sono stati di 6-8 mesi/un anno) e sebbene la loro opinione per la pubblicazione fosse negativa, bisogna riconoscere che le risposte furono abbastanza personalizzate con, anche, qualche valutazione più dettagliata dell'opera. Alla fine, circa un anno dopo la spedizione del malloppo, sono stato contattato dalle Edizioni Angolo Manzoni di Torino presso la quale oggi il libro vede finalmente la luce.
4. - Dopo la pubblicazione di questo tuo primo romanzo hai in programma nuove pubblicazioni, hai già scritto nuove cose?
Sfortunatamente non decido io il calendario delle mie pubblicazioni, ho però pronto un nuovo romanzo (tostissimo!) e diversi racconti. Al momento, poi, sto raccogliendo idee e materiale per altri due romanzi di cui a grandi linee esistono già lo schema, la trama e alcuni personaggi. Purtroppo il tempo è il vero tiranno. Lavorare su una pagina, dalla sua prima composizione alla sua versione definitiva, significa ore e ore passate sul testo. Lasciare decantare per qualche mese per poi eliminare il superfluo e ricominciare a “riscrivere” il tutto, significa avere un “parco” ore non sempre disponibile.
5. – Parlami del tuo metodo di lavoro, del tuo approccio alla pagina: tempo fa leggevo un'intervista a Nick Cave (per rimanere in ambito musicista-scrittore) nella quale egli affermava che il suo scrivere è frutto di regolari tempi impiegatizi… anche tu ti sottoponi ad una sorta di disciplina di tempi e metodi o segui maggiormente l'ispirazione?
Idealmente vorrei che fosse così. Mi piacerebbe avere a disposizione il tempo che il certosino, con dedizione e disciplina, aveva per lavorare sulle miniature o la “dimensione” spazio/orario del ragioniere implacabile sui conti. Siccome però non ho né il tempo del monaco né lo spazio lavorativo del ragioniere (e tanto meno i soldi di Nick Cave) devo accontentarmi di usare e sfruttare il solo tempo che riesco a ritagliarmi: impazzire per buttare giù qualche riga al volo, in posti provvisori e in situazioni bislacche. Dal tram alle pause sul posto di lavoro, dalla tazza del cesso a ogni piccolo spazio che mi si presenta. Uno dei momenti che preferisco per inventare storie e situazioni, invece, è la notte a letto prima di dormire. Nel buio e nel silenzio della stanza ragiono sulle trame e sui personaggi. Il guaio è che, purtroppo, il mattino dopo spesso non ricordo più nulla!
6. – A proposito di ispirazione: cosa ti stimola maggiormente, la realtà, la cronaca, la fantasia. Si nascondono tratti autobiografici nelle tue storie?
Direi, piuttosto… la pornografia. Ehi! Intendiamoci… non sto parlando di sesso! Quello che intendo, è che dei fatti, della realtà, della cronaca, l'aspetto che mi attrae è il suo lato più marcio. A costo di passare per ingenuo moralista, non mi occupo del lato “corretto” dei fatti, delle buone azioni (o cattive che siano) anche se poi magari ci sono nei miei racconti. Mi interessa piuttosto la dimensione corrotta che sta dietro ai fatti e azioni. La loro dimensione pornografica, appunto. Credo che solo nel peggio di ciascuno è possibile scorgere il lato più sincero e forse più umano di noi. Il resto è crosta, tanto ipocrita quanto fittizia. E' più onesto il dettaglio di una foto hardcore che mille biblioteche di romanzi d'amore.
Per quanto riguarda eventuali tratti autobiografici direi che la domanda è mal posta. Certo che tutto è autobiografico! Sia quando componi sublimi poesie sia quando caghi, stai sempre facendo qualcosa di autobiografico! Però, forse, ciò che volevi sapere era se le situazioni o gli avvenimenti dei miei racconti sono stati vissuti da me in prima persona o se corrispondano precisamente ad eventi realmente accaduti. Direi, allora, che sarebbe più opportuno parlare di contesti autobiografici. A volte sono state esperienze mie altre volte di gente che ho incontrato o frequentato. Nei racconti più recenti, invece, ho lavorato maggiormente sulla finzione. Finzione fino ad un certo punto, però. I fatti riportati sono stati ricostruiti e romanzati per esigenze della trama, ma sono, pur sempre, accaduti in cronaca.
7. – Il tuo scrivere è procedimento che determina la storia, modificandone il percorso o è codifica che traduce in parole una storia già completa e definita nella tua mente?
Avvengono entrambe le cose combinandosi assieme. Però sarebbe necessario premettere e sfatare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la falsa idea che si ha dello “scrivere”. Il lavoro maggiore non è la creazione di un testo. Il vero lavoro comincia dopo e consiste nella sua sistemazione in un continuo procedere, spesso schizofrenico, su e giù lungo la trama, scomponendo e ricomponendo le varie parti come fossero pezzi distinti tra loro che solo alla fine assumeranno forma conclusa e cronologicamente contestuale. C'è la trama, ci sono i capitoli e ci sono i personaggi. Ci sono i tempi e i luoghi della storia ma poi ci si muove da quello e si modella il tutto continuamente. Funziona un po' come si fa per il montaggio di un film. Scrivere un capitolo, o anche semplicemente una frase, comporta un grande lavoro di rifinitura e sintesi. In questa ottica, allora, non è così importante sapere prima se il testo cambierà o quanto cambierà man mano che lo si scrive. E' già nel suo stesso costruirsi e definirsi che la scrittura si “autoinfluenza”. Il punto decisivo è sapere che devi essere disponibile al cambiamento, disponibile a piegarti. E' come per il falegname intagliatore quando, di fronte ad una venatura del legno più dura, può scegliere: di eliminare il “difetto” oppure di valorizzarlo e renderlo parte di una nuova idea che nasce dentro al lavoro originario ma che, pure, lo renderà diverso. Certo, per uniformità della storia, devi rimanere fedele all'idea di fondo di cui volevi trattare, ma flessibilmente. Non si deve avere “paura” di cambiare. C'è da aggiungere, comunque, che non esiste “una storia finita” pensata completamente prima della scrittura. Esiste un'idea di massima, una storia, o più storie, da raccontare, qualche spezzone di immagini e qualche scampolo di dialoghi. Boh, il resto si “assembla” e si accorpa man mano. Un buon metodo è quello di fare una scaletta, un indice degli argomenti e dei temi trattati. Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi, delle azioni e dei ragionamenti, dei dialoghi possono essere pensati e scritti, invece, separatamente. Nel mio caso, poi, mi piace inserire o usare fatti di cronaca vera e ricreare i contesti storici. Quindi, anche se parlo di qualcosa che penso di conoscere, devo sforzarmi di documentarmi ancora di più, andare a cercare altri dettagli e circostanze, provare a rendere il più credibile possibile l'ambientazione.
8. – Parlami del Mullah M: personaggio enigmatico dalle generalità sconosciute e firma di sanguinarie fustigazioni nonché di sagaci intuizioni con le quali mi pare tu sia in particolare sintonia.
Nessuno sa chi sia. Che faccia abbia o quanto vasta sia la sua cultura o ramificata la rete dei suoi adepti e ammiratori. Dovrebbe essere un italiano perché si esprime in italiano, ma anche su questo non ci sono risposte sicure.
Io l'ho scoperto per caso navigando sulla rete. Sono rimasto subito stregato dalla potenza delle sue parole, dall'acuta analisi e profondità del pensiero, dalla sua prosa e poesia così attenta e precisa eppure semplice. Il Mullah M.? Un genio! Tagliente come il bisturi del chirurgo e dirompente come il plastico del kamikaze. Il terrorista culturale che tutti vorremmo essere o almeno averlo come amico.
9. - Infine, senti mai il richiamo del primo amore? Dopo l'esperienza di “In disparte” con Indigesti non senti mai il desiderio di tornare a suonare in un gruppo?
Assolutamente, si! Quasi tutti i giorni! Purtroppo però ci sono impedimenti… intanto l'età… che non aiuta… (va bè che Lemmy ha 60 anni però…), di nuovo il tempo tiranno (considera che “ tengo famigghia …”), ma soprattutto… quale motivazione, urgenza o bisogno potrei mai accampare di fronte ad un pubblico con almeno 20 anni di meno, se non il mio diletto?
Sito:
http://www.rightinsight.org/mungo/libro.htm
