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...un bellissimo romanzo di memoria e di forte passione per la vita...

La siepe di biancospino

IL BRAIDESE

del 01-01-2000

Mariuccia Ravera, cheraschese di nascita e torinese di adozione, ha pubblicato un bellissimo romanzo di memoria e di forte passione per la vita, con il quale affronta per la prima volta il pubblico dei lettori. Dirò subito che mi è piaciuto tantissimo, perché, attraverso una scrittura coesa, coerente, ben strutturata tra sequenze dialogiche e descrittive (di spazi, di volti, di atmosfere, di interiori pensieri e di autentici sentimenti), con un uso della lingua raffinato e colto, sempre al massimo comunicativo e spontaneo, l’autrice ha saputo raccontare una storia semplice e tuttavia ad ampio raggio, nella quale, come bene afferma nella Prefazione Nico Orengo, accampano, con necessità narrativa, “…le stagioni, il lavoro dei campi, le veglie, gli amori…” motivi di autentica esistenza vissuta in una geografia ben riconosciuta, situata “sui bordi delle Langhe, vicino a Cherasco”; è qui, infatti, che si sviluppa innanzitutto la storia di Alessandra, ultima di sei figli – tre maschi, due femmine – avuti da Antonio e Margherita. Una bambina che piange tanto, che dorme poco, che cresce però curiosa ed intelligente, e vive la campagna ed i suoi ritmi con gioiosa spontaneità; Alessandra è in fondo la spia, la cartina di tornasole attraverso le quali Mariuccia Ravera ci introduce in un mondo senza tempo, scandito dal lavoro dei campi, da spazi affettuosi come la stalla, e soprattutto dalle stagioni, che scorrono potenti e silenziose, ritmando gli atti della vita quotidiana, fatta di azioni ed emozioni che si rincorrono inestricabilmente. Il racconto si fa allora più intrecciato, più dinamico, con la narrazione, mai banale, di raccolti di fieno agostano, di improvvisi temporali, ma anche di crescite, di primi amori, nella scoperta di un eros proibito e di una adolescenza vissuta nella pienezza dei valori sociali più autentici e condivisi. Così Alessandra si innamora di Federico, che infatti le sussurra “Ti amo Alessandra, tu mi vedi calmo, ma il mio amore non ha niente di calmo…”, per poi aggiungere: “Sei entrata nel mio cuore quando i miei occhi ti videro per la prima volta e il mio cuore non ammette inquinamenti. Tutto quello che si fa di poco chiaro non dà la felicità e penso che il sesso, disgiunto dall’amore, sia un impoverimento”. Parole nette, cristalline, che fanno scaturire poesia e nostalgia forte, per un mondo fatto di luce e di verità, nell’eroico, umanissimo respiro della natura che tutto trasforma e tutto fa rinascere, instancabilmente.


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