Un "messaggero" della Nuova Storiografia dei Pinguini
Presentazione
del 11-01-2005
di Oleg Skandinsky, Membro della Royal Artic Academy of Troendheim, Norvegia
Quando alcuni anni orsono feci una rapida conoscenza con Giovanni Bigatello sulle colline innevate della Lapponia, a tutto pensai, fuorché alla possibilità che quel piccolo medico italiano divenisse un “messaggero” della Nuova Storiografia dei Pinguini, così come l’avevamo scritta noi, i “Ragazzi dello Stoccafisso”. Proprio pochi giorni prima, il periodico incontro del Gruppo dei “ragazzi” si era concluso con il solito ritornello: “Fino a quando La Scienza Ufficiale resterà cieca e sorda ai risultati delle nostre ricerche?” (Muta no, perché da sempre siamo stati oggetti di contumelie). Ricordo che in quell’occasione mi era tornata in mente la frase di un mio compatriota, secondo il quale “Noi russi siamo bravissimi a fare le rivoluzioni, ma siamo disastrosamente incapaci di coglierne i frutti”*. E ancora meno capaci di noi erano gli altri “Ragazzi”, un Norvgese, un Islandese e uno Statunitense, tutta gente che di rivoluzione manco ne aveva sentito parlare, almeno negli ultimi due secoli. Così la rivoluzionaria storia dell’Epopea dei Pinguini rischiava di restare confinata fra i ghiacci della Baia di Brolin, o al massimo tra le pareti dei cottages di Lundberg o di Lowett. Invero l’Autore di questo libro riferisce di aver ascoltato straordinarie relazioni sulle nostre scoperte tanto in Europa quanto in America, ma si “dimentica” di precisare che a quelle conferenze erano presenti non più di trenta-quaranta ascoltatori al massimo, se si esclude un folto e folkloristico gruppo di Nativi Americani, immancabili nelle relazioni tenute in Arizona e in Alaska. C’è da notare infatti che costoro fin da subito hanno sposato la causa dei pinguini, forse vedendo negli “Orsi usurpatori” della terra dei pinguini una metafora dei “Bianchi usurpatori” della loro terra. Ma per tornare agli eventi che hanno propiziato questo libro, ricordo che accomiatandomi da Lundberg, buttai lì: “E se invece che far pressione sulla stampa di settore, sulle Università, su questi paleo-archeoecc. azzimati e presuntuosi, lanciassimo il nostro messaggio ai profani? Forse che l’epopea non potrebbe coinvolgere l’uomo della strada, se solo la si sapesse raccontare in modo adeguato?” Lundberg si limitò a stringersi nelle spalle, troppo scienziato per non essere convinto del trionfo –fosse stato fra un anno oppure un fra secolo- della Verità, e troppo Norvegese per ipotizzare una scienza a nozze con il romanzo. Ma a me l’idea non pareva da scartare. Ho provato, da allora, a gettare l’amo più di una volta. Ho raccolto risolini o imbarazzate promesse tipo “Mmm, interessante…” “Ma sì, se crede, magari proverò a dare un’occhiata a questi lavori…” Che equivalevano a: “Questo è matto, meglio non irritarlo (vista anche la mole)”. Forse anche Bigatello sulle prime ha pensato le stesse cose, ma… Ma, come dice lui, in breve tempo si è ammalato della stessa nostra passione, una passione che si è concretizzata in questo splendido libro, un libro che si legge tutto d’un fiato come un romanzo d’avventure, ma che possiede lo stesso rigore del trattato scientifico. E’ un libro che dietro lo stile conversativo, accattivante, comprensibile anche al profano, racconta in modo rigoroso le tappe delle nostre scoperte, senza tralasciare anche alcuni aneddoti gustosi, come la “bufala” (anche voi italiani dite così?) del “Pinguino delle Piramidi” o il progetto di “Ponte aereo” di un mio connazionale non del tutto a posto di cervello (un Generale dell’aeronautica, Dio ce ne scampi!). E verosimilmente le farà conoscere a un pubblico che delle beghe tra scienziati non gliene importa un bel niente, ma che di fronte al coraggio, all’abnegazione, alla determinazione messe in atto dai Pinguini è pronto a commuoversi. E a togliersi il cappello. Allorché Giovanni Bigatello mi ha chiesto di stendere queste righe di presentazione ho dovuto fare i conti con due sentimenti contrastanti: gioia e mestizia. Gioia perché nel momento in cui questo libro va in stampa vedo finalmente premiata non solo la fatica dell’autore, ma in un certo senso anche la nostra, di noi “Ragazzi dello Stoccafisso”, che dalla pubblicazione di questo libro (il primo sulla nuova storiografia pinguinesca in lingua italiana) traiamo ulteriore convincimento circa la bontà delle nostre ricerche protrattasi per tanti anni fra mille ostacoli e pregiudizi. Ma la gioia si trasforma in mestizia allorché considero che a far da Presentatore sarebbe dovuto esservi un altro e ben più autorevole personaggio, quel David Lundberg -“Il padre dei Pinguini” come è stato affettuosamente chiamato- che ci ha lasciato proprio mentre questo libro stava andando in stampa. Prematuramente lasciato, sarei tentato di dire, nonostante questo termine possa apparire improprio se applicato a un ultraottantenne (quale del resto sono anch’io). Eppure la vitalità, l’entusiasmo, la capacità di giocare con i programmi per il futuro facevano di Lundberg un eterno ragazzo, la cui scomparsa lascia comunque un vuoto incolmabile (di cui già s’intravvedono le prime nefaste avvisaglie, come la chiusura della prestigiosa Rivista Naturalia, la nostra Naturalia). Ma bando alle tristezze: per una Naturalia che cessa le pubblicazioni, abbiamo una “Epopea dei Pinguini” che inizia il suo cammino. Cammino non facile, come stanno a dimostrare gli ostracismi, i tentativi di tapparci la bocca, le misere ironie –quando non le aperte calunnie- che la scienza cosiddetta “ufficiale” ha riversato a piene mani contro di noi e le nostre scoperte, giungendo perfino a prefigurare nostre improbabilissime speculazioni economiche connesse al ritrovamento di reperti storici pinguineschi**. Ma anche cammino di grandi soddisfazioni, se la fortuna -che audacies adjuvat (anche i russi conoscono un po’ di latino!)- saprà ricompensare impegno e audacia dell’autore.
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