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Collana di libri per ipovedenti, dislessici,anziani..."Corpo 16" della Angolo Manzoni di Torino

Fonte: La Padania

PressVisione

del 17-03-2006

TORINO. Poniamo di avere 105 anni di età e una vista che non è più quella dei vent'anni, ma di non aver perso la voglia di leggere. Chi ci può riportare davanti a un libro aperto? Risposta: il signor Enzo Bartolone. Lui è socio e direttore editoriale delle Edizioni Angolo Manzoni di Torino. Lei, la signora di oltre un secolo, si chiama Gilda (il cognome è lei a preferire non venga scritto) e vive nella bassa val Susa. Il mezzo attraverso il quale è tornata a leggere è la collana di libri chiamata Corpo 16. Oltre a usare caratteri grandi che altri in Italia usano solo nei libri per bambini, la collana adotta una serie di ulteriori accorgimenti tipografici per facilitare la lettura ai "terzaetanti". > L'uovo di Colombo. Bartolone comunque non se ne prende tutto il merito: «In Francia, in Germania ci sono molte case editrici che pubblicano libri di questo genere. In Italia siamo i primi e quasi gli unici». Fra gli autori Camilleri, Arpino, Baricco, Hamsun, Bevilacqua, Sciascia, Carlotto, Fruttero e Lucentini, un catalogo che si accresce ogni anno e include anche testi di storia e di cultura torinese. «Non sono solo gli anziani ad aver bisogno di libri su misura. Anche i dislessici, che sono abbastanza numerosi, avrebbero necessità di soluzioni tipografiche specifiche. Per esempio, nell'editoria scolastica si dovrebbe utilizzare sempre lo stesso carattere, senza corsivi o fantasie grafiche che ostacolano il riconoscimento delle lettere da parte dei dislessici», dice Bartolone. E racconta come ha scoperto di avere tra i suoi clienti la signora Gilda: un pomeriggio è venuta una signora piuttosto anziana a ritirare dei libri della collana "Corpo 16" che aveva prenotato. Chiacchierando, era venuto fuori che i libri erano per la madre. Un controllo, e l'incredulità si era dissolta (lo stupore no). La madre esisteva davvero, e da allora la signora Gilda è anche diventata l'unica persona che i libri della collana li abbia letti tutti. Prima di mettersi a fare l'editore, Bartolone è stato per decenni libraio. Una passione nata a Torino all'età di sette anni. Il padre, siciliano immigrato, l'aveva portato sotto i leggendari portici della città, dove si stendono l'una accanto all'altra enne al quadrato bancarelle. «Torino è famosa per i chioschi di libri usati. Ne abbiamo più di Parigi, con Lungosenna e tutto», dice lui. Il bambino che era cinquant'anni fa si era messo a guardare affascinato i volumi, finché il libraio non gli aveva detto: «Vieni a lavorare da me, prima di rubarmi i libri!». Ma come, a sette anni? «A sette anni, sì. Allora succedeva.» L'inizio di una vocazione. Era il 1956. Da allora Bartolone ha messo in piedi sette librerie prima di fare il salto e mettersi, i libri, a produrli... La casa editrice pubblica anche fiction, di solito con un solido impianto locale (Torino e Piemonte), ma la punta di lancia resta pur sempre la collana a grandi caratteri. «Il problema con la lettura comincia verso i cinquant'anni, quando tutti o quasi tutti diventano ipovedenti», spiega. "Ipovedenti" è il vocabolo politicamente corretto per dire orbi, nelle varietà miopi presbiti astigmatici e parzialmente acciecati vari. Chi legge questo articolo indossando gli occhiali, così come il sottoscritto che indossando gli occhiali l'ha dovuto scrivere, ne sa qualcosa. E se si vuole documentare, non deve far altro che chiedere in libreria gli atti di un convegno di un anno fa, "Non ti leggo. La disabilità visiva come barriera sociale". Edizioni Angolo Manzoni, collana Corpo 16, naturalmente. E per una volta, al momento di leggerlo potrà anche metter giù gli occhiali.


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