Problemi di visibilità.
Leggere vi crea affaticamento agli occhi e finire un romanzo invece di essere un piacere diventa un compito gravoso? A volte la risposta è semplice, e sta proprio sotto il nostro naso.
Il Giornale della Libreria
del 05-01-2006
di Valentina Frigo
Se la vostra vista non è mai stata, o non è più, quella di un falco, oppure se conoscete o avete dei conoscenti o dei parenti che soffrono di diminuzioni visive, vi sarete resi conto di quanto il mondo della carta stampata presti poca attenzione a certe problematiche. I problemi di visibilità vanno qui intesi in un duplice senso: da una parte le difficoltà che incontrano le persone a leggere pubblicazioni con caratteri spesso troppo piccoli e dall’altra la scarsa risonanza che acquistano queste tematiche, e le associazioni che vi si dedicano, presso la pubblica opinione. In realtà questo è uno dei punti che, come società civile, dovremmo affrontare con un approccio più lungimirante di quanto abbiamo fatto finora, sia per il gran numero di persone che già attualmente si trovano escluse dalla maggior parte delle letture, sia per il progressivo aumento delle persone ultra sessantacinquenni nel nostro Paese. I dati Istat del 2005, infatti, indicano che se oggi questa fascia della popolazione ne rappresenta il 20%, nel 2030 arriverà al 27%. Aggiungendo a questa informazione il fatto che in genere un over 65 su tre ha seri problemi di vista, si capisce bene come evitare di affrontare la questione rischi di radicare degli elementi di esclusione sociale. Una delle realtà più attive su questo fronte è il ‘Progetto Lettura Agevolata’ che, come si legge dal sito web: «è un servizio avviato dal Comune di Venezia nella primavera del 2000 con l'obiettivo di supportare il diritto di tutti i cittadini di accedere alla cultura e all'informazione, con particolare attenzione ai cittadini con ridotte capacità visive (ciechi, ipovedenti e anziani), ma anche di sensibilizzare la collettività e gli operatori della comunicazione su questi temi.» Sul sito si trovano numerose informazioni su come affrontare la lettura in maniera ‘alternativa’, cioè con l’ausilio di libri in formato audio, elettronico o braille, con la lettura dei quotidiani via Internet tramite appositi software e ancora con supporti come lenti d’ingrandimento, occhiali speciali, videoingranditori e sistemi di lettura vocale. Tra le varie opzioni segnalate, vi sono i libri a grandi caratteri: sono di solito redatti con carattere in corpo 16 o superiore e consentono di fruire del piacere tradizionale della lettura anche a chi non riesca più ad affrontare un carattere in corpo 10 o 12 per un periodo prolungato. I libri a grandi caratteri sembrano in effetti un ottimo sistema per non negarsi il piacere della lettura senza snaturare l’esperienza della stessa: consentono alle persone che soffrono di una minorazione della capacità visiva di fruire dei testi allo stesso modo di chi è più fortunato da un punto di vista fisico. Questi libri in Italia circolano in edizioni a tiratura abbastanza ridotta (in genere non più di mille copie) e si trovano per lo più a disposizione nelle biblioteche. Questo perché da una parte pochi sanno della loro esistenza: le persone che hanno incontrato difficoltà di lettura si sono già disaffezionate a recarsi in libreria o in biblioteca e difficilmente verranno a conoscenza di queste pubblicazioni, dall’altra perché comportano dei costi di redazione piuttosto onerosi, che si riflettono sui prezzi di copertina. Inoltre, per questioni legate al diritto d’autore, spesso la stampa viene effettuata esclusivamente per la distribuzione in ospedali e case di cura o nelle biblioteche pubbliche, anche se vogliamo sottolineare che alcuni scrittori italiani e stranieri hanno concesso i diritti gratuitamente o a prezzo ridotto. Sebbene i grandi editori italiani comincino a dimostrarsi sensibili al problema, concedendo i diritti per tirature limitate, per ora nessuno di essi ha aperto una collana di libri a caratteri ingranditi che presenti in parallelo una selezione delle opere che vengono redatte nelle edizioni ‘standard’. In Italia le case editrici attive in questo tipo di pubblicazioni, escludendo quelle dedicate ai bambini, si contano sulle dita di una mano, per un totale titoli che non arriva alle duecento unità. Netta è inoltre la predominanza dei classici, sempre per questioni di royalties, sebbene laddove i libri a grandi caratteri siano conosciuti, i bibliotecari continuino a sentirsi chiedere un’offerta più ampia e aggiornata, in quanto la lettura dovrebbe essere anche uno strumento per tenersi in contatto con l’attualità e la realtà contemporanea in cui i lettori si trovano a vivere. Da qui il paradosso di persone che avrebbero molto tempo per leggere e sentono il desiderio di rimanere integrate nella società ma che faticano a trovare un’offerta adeguata, sia in termini di libri che di riviste e giornali, anch’essi generalmente stampati in maniera proibitiva. Prendendo ad esempio la casa editrice Angolo Manzoni, di Torino, che in genere pubblica una tiratura di mille copie circa per titolo, abbiamo capito che la questione dei diritti è complicata e può variare da libro a libro. Nel caso di scrittori italiani, ci sono state delle occasioni in cui i diritti sono stati forniti gratuitamente (per esempio da Andrea Camilleri, Laura Mancinelli, Bruno Gambarotta), altri in cui sono stati fatti pagare in forma ridotta o intera. Nel caso di autori stranieri, a volte il processo è stato complicato dalla traduzione italiana, per cui magari l’autore ha concesso i diritti gratuiti dell’opera ma sono stati pagati quelli al traduttore. Nel caso particolare di Harry Potter, l’autrice, J. K. Rowling, e la casa editrice Salani hanno fornito i diritti gratuitamente per una tiratura di cinquecento copie da non inserire in commercio, per cui il progetto è stato portato avanti con l’interessamento della Regione Piemonte. Questi dati si spiegano con il fatto che i libri della collana ‘Corpo 16’ vengono stampati in tiratura ridotte e non ambiscono assolutamente a entrare in competizione con l’edizione dello stesso titolo stampata a caratteri normali ma hanno come target specifico le biblioteche e altre istituzioni e raggiungono il mercato delle librerie solo in maniera estremamente parziale. Secondo il Sig. Bartolone, di Angolo Manzoni, la scarsità di libri a grandi caratteri è: «un grande problema che l’Italia ha, rispetto ad altre parti d’Europa, dove ci sono realtà economiche maggiori che li producono. Così si finisce per creare un disabile dove non esiste: non è semplicemente un discorso edonistico, si tratta di rimanere inclusi in un circuito sociale ben preciso. Molti librai e molti editori non hanno ancora capito appieno la portata del problema, per cui molti lettori si allontanano dalle librerie.» In altra sede la casa editrice aveva auspicato un maggior interesse da parte delle istituzioni: «L’enorme lavoro redazionale e tecnico, il rilevante costo di produzione (determinato anche dall’elevato numero di pagine che produce un carattere di grandi dimensioni ), lo scarso interesse della società e del mercato al problema della lettura in generale, e in specifico a questo tipo di edizioni, fa sì che i volumi abbiano bassissime tirature che producono un eccessivo prezzo di copertina. Una prima risposta può venire dalle istituzioni, creando spazi specifici nelle biblioteche per questo tipo di collane, facendo così riavvicinare alla lettura cittadini che per motivi fisici o economici l ’hanno abbandonata, relegandosi in un isolamento culturale che produce emarginazione e disinteresse.» Se confrontiamo la situazione italiana con altri mercati esteri, si vede facilmente come in Germania, Francia, Stati Uniti, Canada e Giappone la situazione sia mediamente migliore. Innanzitutto il numero dei titoli a disposizione è decisamente più alto (in particolare per il mercato di lingua inglese) ma anche l’offerta è in genere più aggiornata (ci sono diverse case editrici che propongono una selezione di libri in uscita anche nell’edizione a grandi caratteri). Questo dipende sicuramente in parte da una differenza di base dei mercati librari citati rispetto a quello italiano, ma anche da un diverso approccio culturale nell’affrontare problemi sociali che l’avanzamento della tecnica e delle ricerche potrebbero permettere di aggirare. Per questo sono importanti gli eventi e i progetti promossi da chi è in prima linea nel cercare di aumentare l’attenzione sociale rispetto a queste problematiche, come il già citato servizio dedicato del Comune di Venezia o le case editrici che stampano a grandi caratteri. Il ‘Progetto lettura agevolata’ di Venezia (http://www.letturagevolata.it), oltre alle campagne di comunicazione e divulgazione – si veda anche il catalogo unificato online dei libri in formato alternativo – svolge una vera e propria attività sul territorio, che ha incluso anche l’avviamento di una collana di riedizioni di testi a grandi caratteri, in collaborazione con le case editrici italiane detentrici dei diritti, e la distribuzione nelle biblioteche e nelle case di cura del territorio veneziano. La casa editrice Angolo Manzoni, invece, ha promosso il convegno “Non ti leggo – la disabilità visiva come barriera sociale” (con il patrocinio della Provincia di Torino e dell’ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino) che si è svolto a Torino il 18 febbraio 2005 e ha riunito – in un’ottica multidisciplinare – medici, fisiatri, ottici, logopedisti, bibliotecari, editori, giornalisti, grafici, pubblicitari e funzionari di enti pubblici, per affrontare la questione mettendo al lavoro e facendo incontrare diverse professionalità con l’obiettivo preciso di portare un apporto scientifico al dibattito e di movimentare l’opinione pubblica.
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