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Non male, non male, dice Giovanni Tesio

«Una donna chiamata Bonbon» di Baltaro, la nuova inchiesta del commissario Martini

TORINOSETTE

del 05-01-2005
di Giovanni Tesio

Non male, non male. S’intitola quasi come una canzone di Paolo Conte l’ultima inchiesta (la quindicesima) del commissario Andrea Martini, «Una donna chiamata Bonbon», e certo fa molto Anni 30, fa molto Torino cri cri. A scriverla, la decana del giallo-bicerìn, Gianna Baltaro, che è come la barbera doc: invecchiando (ma invecchiano le vere signore?) migliora di titolo in titolo. A leggerla, tutti i lettori oramai affezionati all’autrice e al suo Martini, un uomo di sicura probità, di acume nemmeno straordinario, di umanità forte, di aitanza appena tramontabile, una carriera alle spalle, una proprietà in Langa, una sorella (tutto buon cuore e caporal maggiore) che spasima di averlo ospite a Torino nell’alloggio di via Barbaroux, una voglia ancora di spendersi in inchieste e inquisizioni delicate. Questa volta Martini è alle prese con una morte misteriosa che avviene in un vagone di d’un treno in partenza da Asti a Torino. Una donna che come soubrette era già stata nota col nome d’arte di Bonbon e che passando a più modeste mansioni di sartoria teatrale era tornata al secolo col nome anagrafico di Lucia Cavallotti. Altre pedine mosse, altre mosse fatte, un nuovo delitto commesso, un nuovo minacciato, e Martini sempre lì, tenacemente abbarbicato alle sue piste, alla sua scienza strategica ma anche alla sua fortuna non proprio schiva. Coinvolgendo una sedotta suicida, un’attrice ritrovata, una cartomante in fuga, un potentato familiare, e tante altre figurine di passaggio che popolano le strade, i quartieri, i locali di una Torino disegnata come un fondale di scena, non senza aperture fuori porta che vanno da Alba a Cherasco (tra salotti gozzaniani, casali sperduti e fruttuose amatorialità gastronomiche), la storia tiene fino alla fine… Certo è che col suo fare semplice e sobrio la Baltaro si conferma – non senza un pizzico di commedia antica o di nuovo «feuilleton» - come fidata maestra del brivido nostrale.


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