È un bel romanzo, questo di Vittorio Aghemo...
DANAE
del 05-01-2006
di Piera Rossotti Pogliano
Il piccolo Cinto è nato “non perfetto”, come dice la gente, ma subito diventa l’unico grande amore di sua madre Matilde, che ne è “ferocemente orgogliosa” e che, in un mondo rurale dove contano soprattutto le buone braccia per lavorare, respinge con fierezza chi le consiglia di abbandonarlo e, in segreto, gli insegna a leggere, a giocare. Il piccolo Cinto la adora e, quando Matilde muore, si ritrova solo, abbandonato, in balia di un mondo che sembra rifiutarlo a ogni passo. Inizia così un percorso di formazione lungo e doloroso... vita lunga e piena di avventure... È un bel romanzo, questo di Vittorio Aghemo, con una struttura dialogica e leggera, giocato tra presente e passato, con un’ambientazione ridotta ai minimi termini per non appesantire le parole, la riflessione sulla vita - e sulla morte - e il messaggio, che invece pesa come una pietra: l’uomo è legato alla catena del male e del bene, e possiede un’unica, terribile certezza.
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