Le "stazioni" di Montalto
LA NUOVA METROPOLI
del 31-03-2005
di Ilaria Morbidini
Giancarlo Montalto, salernitano di natali, ma torinese d’adozione dal 1980, insegna in un istituto tecnico di Torino, anche se coltiva (o coltivava) il sogno del giornalismo. La sua prima pubblicazione è una raccolta poetica intitolata “Quante stazioni mancano alla meta”, un’opera che si snoda attraverso tematiche variabili attraverso un unico fil rouge che le lega nell’ambiguità. “Tra vita e morte, tra dolcezze e rabbia”, dice l’autore autodefinendosi. A proposito del titolo Giancarlo Montalto fornisce una duplice spiegazione: “Può essere inteso come un anelito triste di morte, ma è anche il ricordo di un’amica (Zelia, cui è dedicata la poesia “Sessantotto”…) e dei suoi ideali che vedo non ancora realizzati… È giusto che la poesia ognuno la ricrei a modo suo. Non è necessario che il lettore capisca perfettamente l’intento del poeta, è più importante che colga la concatenazione di parole e pause, la musicalità del testo”. Si rammarica della scarsa presenza di giovani alla presentazione e, da insegnante, commenta come sia sempre più difficile anche solo far leggere qualcosa, per non parlare di far passare alcuni messaggi attraverso la poesia, che viene vista da molti giovani come “un obbligo di cui è difficile far capire la bellezza”…
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