"Non ti leggo- la disabilità visiva come barriera sociale"
Atti del Convegno - Torino febbraio 2005
IL MONVISO
del 15-05-2006
di Nadia Sussetto
Il libro che recensiamo questa settimana riporta gli atti del convegno tenutosi a Torino nel mese di febbraio 2005 sulla disabilità visiva come barriera sociale con la quale la Casa Editrice “Angolo Manzoni” intende pubblicizzare la propria iniziativa della Collana Corpo 16 con la quale si offre la possibilità di leggere proprio a coloro che avrebbero maggior tempo per farlo (persone in pensione o comunque nella terza età) e per assurdo si trovano ad avere problemi di vista che implicano loro la possibilità di potervisi dedicare. Senza nulla togliere ai nuovi mezzi di comunicazione, infatti, il libro rappresenta ancora uno strumento insostituibile e non superato. Da un indagine risulta che in Italia le persone affette da problemi di vista sono oltre un terzo della popolazione (non solo anziani , ma giovani con varie patologie); una risposta alle esigenze medie di leggibilità è la realizzazione di libri in dimensione corpo 16, nei quali l’altezza dei caratteri adottati permette di coniugare il massimo della leggibilità. In molti Paesi sensibili al problema della difficoltà visiva (Francia, Germania, Canada,Stati Uniti,ecc.) sono pubblicati da decenni volumi a “grandi caratteri” ed alcuni editori pubblicano addirittura esclusivamente libri a grandi caratteri, ciò rappresenta anche una scelta di mercato che tiene conto dell’invecchiamento della popolazione, in quanto proprio gl i anziani potrebbero essere i migliori acquirenti di libri. La Edizioni Angolo Manzoni, in sinergia con la Fondazione Alberto Colonnetti, l’Apri, l’Uic, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, creò nel 1997 la collana di narrativa contemporanea “Corpo 16 Grandi Caratteri” proprio per dare una risposta concreta a queste problematiche. L’Italia è un paese in cui si legge molto poco, se poi aggiungiamo il fatto che chi lo farebbe trova solo libri con caratteri molto piccoli che la rendono difficile, più che un piacere, diventa una fatica in più che si aggiunge magari ad altre legate alla diminuzione della propria capacità visiva o di discernere i vari caratteri, rappresentando una vera e propria barriera sociale. Addirittura il problema si acuisce quando, alla ricerca di libri con grandi caratteri, viene proposta la lettura di libri “per l’infanzia”: quindi manca la scelta soprattutto in narrativa, il genere che può realizzare meglio degli altri la funzione della lettura come evasione e come terapia. Per ipovedenti si intende quelle persone il cui danno visivo non è correggibile per mezzo di lenti ed è una situazione che interferisce con le normali capacità di adempiere alle attività quotidiane. Uno sguardo intorno per vedere qual è la situazione in altri Paesi; come la rinata biblioteca di Alessandria d’Egitto, che ha dedicato un piano agli ipovedenti e ai non vedenti. Non possiamo che augurarci che numerosi autori ed editori si rendano conto dell’importanza e dell’opportunità che può significare stampare libri i cui grandi caratteri aumentino il bacino di utenza di lettori.
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