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A ciascuno il suo altrove: poesie del pinerolese Diego Scarca

In libreria esce “Architetture del vuoto”

L’ECO DEL CHISONE

del 25-04-2007
di Tonino Rivolo

Diego Scarca, docente universitario di Letteratura francese, l’aveva preannunciato. Dopo il romanzo “Scherzo parigino” è ora in libreria la sua raccolta di poesie “Architetture del vuoto”, mentre già si segnala la prossima pubblicazione delle sue “Lettere a Mefistofele”. A conferma di una grande versatilità creativa e prolificità.

I versi che hanno dato vita alle “Architetture del vuoto” segnano l’esordio come poeta di Diego Scarca. Spaziano attraverso gli ultimi vent’anni ed è proprio la scansione temporale l’unico elemento che li raggruppa e li riordina. Non ci sono titoli che svelino subito i contenuti, ma è il fluire dei versi e delle strofe che detta i temi trattati e che in qualche modo li manifesta o appena li sfiora. Oppure li evoca, come nel caso dei riferimenti poetici a D’Annunzio (“Nevica…”), alle canzoni di Tenco (“I campi da concimare…”) e di Vecchioni (“Restituitemi i miei vent’anni”). La raccolta è suddivisa in 4 parti: la prima (1985-1985) è segnata dall’incomunicabilità (“Siamo uno di fianco all'altro: /dobbiamo restare distanti sempre, /perderci nelle frasi /che non significano, /attendere”) e dalla fuga dalla realtà (“Perché ho scelto di non tornare?”); la seconda (‘91-‘97) dal rifiuto del cambiamento (“lasciami insicuro, ubriaco, /contento di sbagliare”) e dal rimpianto (“Ripenso ai nostri litigi: /avremmo dovuto fare qualcosa”); la terza (2001-04) dalla solitudine (“Allora il Signore Iddio /si inventò la solitudine. /E la solitudine gli dette ascolto”) e dal disorientamento; la quarta (2005) dalla dissacrazione e dalla provocazione, fino alla dedica finale (“A ciascuno la sua strofa di vento. /A ciascuno il suo male. /A ciascuno il suo altrove”).


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