Fasci, 30 anni dopo
Però
del 01-06-2007
di Giovanni Monaco
Mentre all’Università di Torino – Palazzo Nuovo - alcuni giovani che si considerano comunisti impediscono fisicamente l’accesso a chi non sia comunista, esce la nuova fatica di Augusto Grandi, giornalista torinese de Il Sole-24ore. Oggi come ieri gli universitari considerano “fascisti” tutti quelli che non la pensano come loro. Quindi sono disposti, con la condiscendenza di certa stampa locale, a malmenarli, purché non mettano piede nell’Ateneo. Grandi invece ci parla di fascisti veri, durante gli anni nei quali lo scontro politico era duro, aspro, senza esclusione di colpi. Quando c'erano anche i comunisti veri, con la pistola. Il titolo? “Baci e bastonate”. La morale? Prendiamola tutti meno seriamente. Perché Grandi, pagina per pagina, smonta scientificamente certi miti della destra giovanilistica, pur con l’affetto di chi ha vissuto quelle storie, quei gruppi, quelle scampagnate (i “campi”), quelle risse, quei sogni. Si comincia con una partita di Risiko: i ragazzi considerano infame chi osi attaccare la Germania; si descrivono i tic dei gruppi, le lacerazioni interne, le spaccature di chi in fondo ha nel cuore l’individualismo e il senso d’appartenenza. Persino Julius Evola è intaccato nella sua sacralità, per non parlare del colpo di stato da operetta di Junio Valerio Borghese, senza scordare la strage dell’Italicus, della quale tutti sapevano ma che nessuno ha voluto bloccare. Un testo agile, molto piacevole, da leggere d’un fiato. Una buona lezione per chi oggi pretende di scimmiottare chi ha sbagliato 30 anni fa. Perché alla fine, letta l’ultima frase, ci si rende conto che i ragazzi, sia che scelgano la destra, sia che scelgano la sinistra, in fondo hanno idee simili, vogliono vivere l’avventura di cambiare la società, di far sentire la propria voce, di trasformare il mondo. Vivono un’utopia e spesso, capitare tra i “fasci” o tra le “zecche”, è questione di compagnie, di retaggi familiari, di occasioni fuggevoli.
Collane correlate:
