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Un bell’esempio di “giallo” torinese


CENTRO STUDI PIEMONTESI

del 01-06-2007
di Piero Cazzola

L’Autrice, grecista, storica di formazione, insegnante ma anche psicologa, da anni collabora a giornali e riviste, dopo una laurea presso l’Università di Torino che l’ha già premiata con un’effettiva “dignità di stampa”. Cominciata una carriera di romanziera… oggi è giunta al quinto (romanzo)Scale, con quel che segue, e che già nel titolo non manca di incuriosire. Nella Torino degli Anni ’70 alcune morti presentano tra loro strane analogie, anche se sono classificate ufficialmente come suicidi; di qui si dipana la rete delle ricerche di alcuni personaggi, guidati sì da professionalità, ma anche da un’intuizione commista ad affetto. Sullo sfondo sta una Torino delle prime ondate migratorie del Medio Oriente, tra i ricordi un recente passato e le nuove problematiche di una società in rapida evoluzione. L’occhio si posa dapprima su una vecchia scuola in tenuta estiva… poi su portici di Piazza Vittorio, sui suoi antichi palazzi (la foto in copertina ne ritrae uno scorcio), sul lungofiume del magico Po, sulle verdi colline che lo sovrastano.

Che si intuisca la mano della psicologa nell’impostare la trama, nel seguire i vari personaggi nelle travagliate loro vicende, non mi pare dubbio; a volte viene da ritrovarli… sul lettino di Freud, o comunque sempre pensosi e a volte arrovellati, nel ricordo dei lager che non li lascia, come nei fermenti di incipienti conflitti arabo-israeliani… Ma molti sono, e anche non sempre facili da seguire (viene in mente Dostyoevskij), quelli che in pensamenti o in dialoghi, danno voce a questa complessa vicenda, dove forse ti pare di ritrovare gli echi seguiti al suicidio di Primo Levi, ma non solo.

Ed ecco che, giunto alla fine…il lettore si concentra su quel titolo Scale, che a un tratto gli fa squarciare “il velame de li versi strani”, per dirla con “padre” Dante. Sì, è nelle scale delle vecchie “case di ringhiera”, come in quelle dei dignitosi palazzi padronali che si concentra il nucleo della vicenda, così come in quell’ambiente di torinesità, che spazia da via Biancamano a via Garessio, al Museo dell’Automobile, all’ospedale cittadino… Non solo, ma se frequentiamo l’hinterland e arriviamo al Canavese o addirittura a Casale con la sua restaurata bellissima sinagoga, di nuovo ci sorprende il richiamo alla piemontesità…È però “la mano che abbatte” che viene da lontano, da un Paese arabo dove già ribolle l’odio antiebraico e qui piombiamo in un tema incandescente e bel lungi dall’esaurirsi, come tutti sanno. Ma Torino ne è vittima, non tanto “dei primi fermenti della contestazione studentesca”, che non risulta mai in primo piano, piuttosto di questa atmosfera di sospetti, d’intrighi, di misteri che non si dipanano nemmeno alla fine.

Queste le impressioni del “lettore ignoto”, non molto aduso ai “gialli” torinesi, di cui l’A. ha qui fornito un bell’esempio, ripetesi, con le tecniche dell’esperta psicologa e la brillante scrittura della letterata.


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