In margine...
Riflessione
del 31-08-2007
di Massimo Rondi
In principio, mibbereshit, erano gli scacchi. Alla fine di tutto, l’Apocalisse è un videogioco, o un gioco di ruolo. Nell’età di mezzo, come pure nelle Terre di mezzo, si gioca a Risiko. Sempre di vita e di morte si tratta. Due partite di Risiko racchiudono “Baci & bastonate”. Il bel romanzo di Augusto Grandi è sincero e limpido, fresco e schietto, a tratti divertente, a tratti drammatico. La comédie humaine, direbbe Balzac.
Il primo editore cui Augusto Grandi si è rivolto – ricorda Paolo Zoccola su NATURAL - ha opposto un rifiuto. Il secondo ha detto sì ma alla condizione di far precedere e seguire…una nota e una postfazione, per segnare i distinguo della politica. Come dire ‘sì, va bene, questi racconti di un sessantottino nero sono ben scritti, la storia corre, non ci sono incitamenti alla violenza né rigurgiti di fascismo, ma noi, badate bene, siamo dall’altra parte’. Ancora oggi dunque a Torino si fa fatica ad accettare una lettura diversa da quella ‘ufficiale’ di sinistra di un periodo turbolento e infelice da cui ci separano ormai quasi 40 anni…
Solo a Torino, si fa fatica? Penso che il barattolo della colla per attaccare le etichette (Destra o Sinistra, ma non solo) non si sia ancora asciugato, in nessun cassetto, su nessuna scrivania.
E da questa parte, il contrario dell’altra, quanto si pubblica di non allineato?
Nel migliore dei casi, si tratta di coscienza. Di giustificare di fronte a se stessi la pubblicazione di qualcosa che parrebbe mille miglia lontano dalla propria esperienza, dai propri ideali.
Parrebbe, dico.
Perché, a leggerlo con – pur moderata - attenzione, “Baci & bastonate” è un romanzo sulla gioventù di qua e di là dal fiume. E alla fine Augusto Grandi si volta indietro, guarda l’acqua che scorre e dice “mi ricordo”, ma non “mi rimpiango”.
Tuttavia la gioventù è un ricordo dolce, a patto che sia vissuta e non buttata via (tra sballo, alcool e stragi del sabato sera, ma questa è un’altra storia, storia di oggi). Vissuta con il suo idealismo, la sua crudeltà, la sua ingenuità e la sua irruenza. E nelle gioventù è sempre maggiore ciò che unisce di ciò che divide.
Non già la storia degli opposti estremismi, di superata memoria, ma semplicemente: la Storia.
Da leggere, scrive Bruno Babando sul DOMENICALE, con l’unica avvertenza di saltare sia la nota introduttiva che la postfazione dell’editore: davvero insopportabili nella loro (sic) di assegnare patenti di correctness politica. Manca una parola: nella loro… cosa? “smania, pretesa, velleità” o semplicemente “ricerca”? E non di correctness politica ma forse solo di obiettività.
Collane correlate:
