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Tra ironia e nostalgia, il destino di quelli che nel ’68 sognavano la rivoluzioni secondo Augusto Grandi

Formidabili quegli anni! Si andava con la spranga per far colpo sulle ragazze

CORRIERE della SERA

del 12-09-2007
di Paolo Foschini

«Non puoi attaccarmi. Ho la Germania e i carri armati neri. Se mi attacchi non sei un camerata». Si possono raccontare gli anni di piombo anche cominciando da una partita di Risiko. O meglio: dal ricordo di quella partita, che come sempre è di più e di meno al tempo stesso. Di meno, forse: perché il ricordo e la distanza selezionano, e a volte è difficile scindere – anche in questo libro, come in tutti quelli almeno in parte autobiografici – il disincanto di chi alla fine si chiede «quanti morti e feriti per tutto questo?» rispetto alla nostalgia, comunque, di una gioventù andata. Ma anche di più. Se non altro per provare a dire, trent’anni dopo, quel che dire allora non si poteva. Per esempio che a destra come a sinistra «portare un’asta in corteo» fruttava per prima cosa «gli sguardi ammirati delle ragazze», e che finire nell’elenco dei «fasci da eliminare» faceva comunque colpo «sulle vicine di banco». Ma anche per ripercorrere le riunioni, i volantinaggi, poi la prima pistola, poi le bombe, poi gli omicidi, fino a una constatazione che è cronaca odierna: e cioè se oggi «qualcuno del vecchio gruppo ha scelto la Lega, un paio votano la Mussolini, Paolo vota Rifondazione mentre noi proprio non ci andiamo, a votare, e allora non sarà che abbiamo sbagliato tutto?» E questo “Baci & bastonate”, smaccatamente sottotitolato “Cronache di un sessantottino nero con alle spalle ... nessun progetto politico”: amarcord molto leggibile anche per il tono, mai cupo quanto piuttosto ironico, messo insieme come un puzzle dal giornalista Augusto Grandi. Di autobiografico, in realtà, il libro contiene più che altro il clima e il contesto. Che sono quelli della Torino di quegli anni, da dove al sabato si partiva con la 500 perché «i cortei veri erano a Milano». Ma le storie raccontate sono ciascuna un cortometraggio di facce e situazioni vissute da Grandi come testimone: gli scontri, la polizia, una generazione di figli con la pistola di nascosto dai genitori, fino alle stragi nere, la bomba di Bologna, le «le tante vite buttate via». Col bilancio finale di chi, tanti anni dopo, dichiara comunque di sentirsi «senza rimorsi, anche se non rifarei praticamente nulla: nessuno ha processato i politici di governo di allora, dovremmo essere io e te a processare la nostra storia?» Un libro la cui pubblicazione, come spiegato in nota iniziale e postfazione, è stata un parto non scontato e fonte di «accese diatribe» interne per un editore dichiaratamente di sinistra. Ma che alla fine è un bel «sasso tirato nello stagno immobile della coscienza – rivendicano gli editori stessi - sperando che una nuova vitalità culturale torni a incresparla. Ovviamente, senza ripetere gli errori del passato».


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